Un numero crescente di scienziati sta sfidando la sensazionale scoperta - effettuata lo scorso anno - di una nuova specie di umano intelligente di un metro di altezza, le cui ossa di 13, 000 anni or sono si dice siano state trovate in una grotta indonesiana.
Secondo alcuni dei principali antropologi in Australia, Indonesia e altrove, l´Homo Floresiensis non sarebbe "una delle scoperte più importanti degli ultimi 150 anni" come diffusamente sostenuto lo scorso ottobre, ma una versione pigmea del moderno Homo sapiens, affetto da una non-comune malattia del cranio.
Ora un eminente critico della teoria dell´Homo Floresiensis, è prossimo ad inviare ricercatori ad un villaggio prossimo alla grotta dove sono state trovate le ossa, per misurare un esteso gruppo familiare, i cui maschi potrebbero essere solo pochi pollici più alti dello scheletro ritrovato.
Il Guardian ha viaggiato fino al villaggio ed intervistato tre membri maschili della famiglia, il più basso dei quali misurava 1 metro e 25, a paragone con la stima di 1 metro dello scheletro.
Il professor Teuku Jacob dell´Università di Gadjah Mada di Yogyakarta ha dichiarato di voler paragonare le misurazioni degli abitanti del villaggio con quelle delle ossa.
"E´ piuttosto probabile che vi fossero popoli pigmei che vivevano nell´area, imparentati alle persone trovate nella grotta."
La disputa sulle ossa sta dividendo gli evoluzionisti tra coloro che ritengono che i moderni umani provengano "dall´Africa" e coloro che sostengono che evolsero contestualmente in molte parti del mondo. Ma ora la disputa diviene ancor più personale con le due diverse correnti che iniziano a discutere animatamente, e ad insultarsi reciprocamente.
Il Prof. Jacob, accusato dagli scienziati australiani che conducono lo scavi di "aver rapinato" le ossa dal Centro di Archeologia Indonesiano, ha dichiarato che il team Australiano avrebbe "portato via" loro il lavoro, e che mancherebbe della dovuta esperienza.
"Non avevo mai sentito niente di simile prima d´ora" ha dichiarato il professor Alan Thorne, dell´Università Nazionale Australiana di Canberra. "Sono alla disperata ricerca di nuove specie. Vi è molta politica qua attorno."
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