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14 Gennaio 2005 ARCHEOLOGIA
La Gazzetta del Mezzogiorno
Un reperto raro a Taranto
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BARI - Un piccolo frammento di un vaso greco verniciato di nero con l´«incredibile» raffigurazione, graffita su uno dei lati, del "Capo Iapigio" cosi come lo definivano gli antichi, corrispondente all´attuale Salento meridionale. Per la Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, si tratta di «una delle scoperte più importanti che siano avvenute in Italia meridionale», anzi: una «scoperta così imprevista e clamorosa da aver fatto dubitare sulla stessa autenticità del reperto». E dal 16 novembre il frammento sarà in mostra a Taranto.

Il rinvenimento è stato fatto il 21 agosto 2003 durante uno degli scavi compiuti a Soleto da Thierry Van Compernolle, che proprio nella città salentina ha condotto scavi dal 1991 al 2005, prima con una missione della Libera università di Bruxelles, poi con una dell´Università Paul-Valery Montpellier III. Nel frammento del vaso, a prima vista del tutto insignificante - rileva la Soprintendenza archeologica - oltre al graffito del "Capo Iapigio" c´è «l´indicazione in alfabeto greco dei nomi, per lo più in forme abbreviate, di 12 città messapiche accanto a quello della colonia greca di Taras: una rappresentazione cartografica che ormai si definisce comunemente a livello internazionale "Mappa di Soleto"». Le incisioni da oltre due anni - sottolinea la Soprintendenza - attirano in modo intenso «l´attenzione del mondo scientifico internazionale».

D´intesa con lo scopritore, la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia ha deciso quindi di divulgare «l´eccezionale scoperta» realizzando negli spazi rinnovati al piano terra del Museo nazionale di Taranto una specifica mostra dedicata alla "Mappa di Soleto". Nella mostra - che sarà inaugurata il 16 novembre prossimo - il frammento ceramico iscritto (Ostrakon) rappresenta il punto di arrivo di un percorso che colloca Soleto nella geografia antica del Salento, e la scoperta della "Mappa" sullo sfondo dei rinvenimenti archeologici avvenuti nella città salentina nel corso degli ultimi 20 anni, illustrando inoltre il reperto nei suoi diversi aspetti, in particolare epigrafici e linguistici.