Altro che tangenziale ovest, quella che costruirono i messapi - che l'hanno progettata un po' prima dell'Anas - sì che era una signora strada con ben quattro corsie. Con due o tre strade così forse Lecce risolverebbe i suoi problemi di traffico e di smog.
La città di Lecce è stata abitata da gente straordinaria e la storia di queste grandi civiltà vuole raccontare un importante progetto di archeologia urbana, affidato dal Comune al professore Francesco D'Andria. Oggetti, vie, abitazioni e chiese - che sono emersi in tutti questi anni di scavi - raccontano di una Lecce ricca che produceva grandi quantità di olio e di una Lecce in rapporti commerciali con i turchi (perché la guerra è una cosa e gli affari sono
un'altra). Giusto per fare qualche esempio.
Ieri, nella sala consiliare di Palazzo Carafa, attraverso proiezioni filmate e pannelli illustrativi, il professore D'Andria, direttore della Scuola di specializzazione in archeologia
classica, ha presentato i risultati di questi anni di ricerca. Tutto quello che è stato raccolto rappresenta una grande ricchezza e ora l'obiettivo dell'amministrazione comunale è quella di farla conoscere, di "comunicarla" ai cittadini.
«Sono state trovate testimonianze importanti - dice il sindaco Adriana Poli Bortone -, testimonianze che ora vorremmo mettere in vetrina. Le idee non mancano come quelle di un museo civico nel convento delle Clarisse e di un laboratorio dell'archeologia urbana a Palazzo Vernazza. Non solo. Attraverso la misura 6.2 che riguarda la cosiddetta "Società dell'informazione", abbiamo presentato alla Regione Puglia un progetto di circa due milioni di euro per utilizzare i mezzi delle nuove tecnologie per far conoscere, attraverso l'archeologia urbana, la storia di questa città».
Nel 1996 è partito in città il progetto "Lecce Sotterranea", finanziato dal Comune e portato avanti grazie alla collaborazione tra Università e Soprintendenza archeologica della Puglia. Il progetto ha dato vita ad una serie di indagini di scavo condotte dall'Università di Lecce, sotto la direzione del professore Francesco D'Andria. Gli scavi hanno riguardato numerose aree di interesse archeologico del centro storico. Gli interventi più importanti hanno interessato piazzetta Epulione, piazzetta Castromediano, l'ex convento dei Carmelitani presso Santa Maria del Carmine e Palazzo Castromediano Vernazza.
Uno dei siti archeologici più importanti è certamente piazzetta Castromediano, dove ormai è in fase di ultimazione un prestigioso progetto dell'architetto Andrea Bruno che prevede la realizzazione, in corrispondenza delle testimonianze più importanti, di tre finestre che permetteranno di osservare dall'alto quanto è emerso dal sottosuolo. Qui gli scavi sono stati condotti dal 2002 al 2005 e hanno interessato un'area di circa 3.600 metri quadrati. La complessa stratificazione va dall'età del ferro (IX-VIII secolo avanti Cristo) all'età contemporanea. La Lecce messapica (IV-III secolo avanti Cristo) è presente con una necropoli, la Lecce repubblicana (II-I secolo avanti Cristo) con una strada e con un deposito oleario che poteva contenere 8mila litri di olio, la Lecce romano-imperiale con una strada e diverse abitazioni. E così via. Quello che colpisce è la presenza di diversi depositi oleari appartenenti a diverse epoche (repubblicana, medievale, aragonese) fino ad arrivare al 1700.
«La presenza di tutti questi depositi oleari - dice D'Andria - spiega come l'oro giallo fosse origine di grande guadagni per la città e capiamo da dove i leccesi prendevano i soldi per costruire le chiese barocche».
E da D'Andria parte anche un accorato appello alla Soprintendenza archeologica: «L'ufficio di Lecce manca di tutto, delle più elementari mezzi operativi. Facciamo qualcosa».
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