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18 Settembre 2005 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Molto avanzate le tecniche di vinificazione egizie
tempo di lettura previsto 4 min. circa

Nella tomba di Intef, un araldo reale della XVIII dinastia del Nuovo Regno (dal 1500 al 1100 a.C.), vi è un murale dettagliato ritraente le pratiche di vinificazione. Dalle pitture murali, abbiamo potuto conoscere molto del modo in cui gli antichi Egiziani producevano il vino.

Furono i primi ad usare graticci per sollevare le piante, e strumenti più alti delle loro teste per tagliare grappoli d´uva che pendevano dai pergolati. I grappoli venivano portati via in ceste per la spremitura, che si svolgeva in ampie vasche sollevate, raccogliendo poi il mosto e cantando un´ode a Rennutet, la dea del raccolto. Sopra la vasca si trovava un bastone con pezzi di corda che pendevano da esso, un po´ come su un tram, cui gli spremitori si aggrappavano per evitare di cadere o scivolare.

In seguito il mosto veniva schiacciato in un ampio contenitore tra due bastoni. Gli operatori della pressa giravano i bastoni in senso orario ad un´estremità, e in senso antiorario dall´altra. Il succo era talvolta rosso scuro, talvolta rosa chiaro, il che indica che gli egizi facessero vino rosso tannico come anche un rosato.

La prima fermentazione era fatta in giare aperte, e la seconda sempre in anfore con il tappo sigillato. Vi era un piccolo foro nel sigillo che permetteva la fuga del diossido di carbonio, affinché la giara non esplodesse. Il foro veniva poi sigillato una volta cessata la fermentazione.

La domanda è essenzialmente questa: perché le anfore avevano il fondo a punta? Le giare a fondo piatto sono molto più semplici da conservare.

La risposta potrebbe essere una grossa sorpresa. Queste anfore, con due manici sulla sommità ed un fondo a punta, si sistemavano agevolmente in letti di sabbia e potevano facilmente essere rimosse e spostate una volta che il punto nella sabbia si faceva umido.

Vi è una pittura murale di operai che collocano anfore in una cassa di sabbia. L´evaporazione data dal raffreddamento dell´acqua nella sabbia umida avrebbe causato il raffreddamento del vino, e la fermentazione fredda migliorava il sapore fruttato nel vino. Così gli egiziani, hanno anche inventato un frigorifero.

Nel 1992, nella Valle dei Re, Howard Carter ha trovato la tomba del Faraone Tutankhamun. Poco oltre, in una tomba annessa, ha trovato una cella per la conservazione del vino con 26 anfore sigillate.

Sfortunatamente, questi contenitori non erano vetrificati ed i liquidi lentamente penetravano nelle pareti porose della giara. Dopo 3000 anni, niente è rimasto nelle giare, se non rifiuti solidi. Abbiamo perduto l´opportunità di gustare vino davvero invecchiato.

I faraoni avevano un sistema di etichettare i vini molto simile alla moderna Denominazione di Origine Controllata. Su ogni giara, generalmente sul sigillo per via del riciclo delle giare, erano iscritte informazioni sul vino.

La prima sarebbe stata il k3mv (la parola per indicare la vineria o la tenuta nell´antico Egiziano); secondo, la collocazione della vigna, o il suo nome. La terza parola era la qualità del vino, completata con un augurio, come ad esempio buono, non buono, molto buono o descrizioni dello stile, come dolce, secco, genuino. La quarta era l´indicazione dell´anno secondo il regno del faraone – 1345 a.C. fu un´ottima annata, 23 delle 26 giare erano del quarto, quinto, nono anno del regno di Tutankhamun. Quinto era il k3my, il vinificatore – sei dei vini erano stati fatti da Khay.

Le regole di etichettatura variarono un po´ nei 600 anni del Nuovo Regno, ma per lo più rimasero intatte.

Una tipica etichetta si sarebbe letta: Anno 4. Vino dolce della Casa di Acton – Vita, Prosperità, Salute – del Fiume Occidentale. Capo vinaio Ape Ramose; Anno 4. Ottima qualità della Casa di Acton del Fiume Occidentale. Capo Vinaio Khay.

Nonostante molte delle etichette indicassero vino dolce, gli egiziani sembrano aver preferito il vino secco – solo 4 delle giare erano vino dolce. Similmente, quasi tutto il vino proveniva dai dintorni di Alessandria.

Gli egiziani erano moderati nei loro costumi e bevevano il vino con moderazione. Dovremmo apprendere da loro. Il saggio Ani, ci ammonisce:

"Non indulgete nel bere birra, vi induce ad un linguaggio scurrile e a non sapere cosa dite. Se cadete e vi fate male, nessuno vi tenderà una mano; i vostri compagni di bevute ancora in piedi, vi diranno: "Fuori con gli ubriachi".