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31 Agosto 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Il tempio etrusco, un pozzo di tesori
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ORVIETO - Passo dopo passo, gli scavi stanno spogliando il tempio etrusco di Voltumnae. Ogni anno, e sono sei, quelli che sono stati dedicati alla ricerca del luogo sacro degli etruschi, a Podere Giardino, in località Gabelletta, a Orvieto, ogni mosaico sembra condurre alla scoperta che si preannuncia del secolo, anzi dei due secoli, a cavallo tra il 900 e il 2000.

Non si contano gli "indizi" che gli archeologi che si stanno dedicando agli scavi, sotto la direzione di Claudio Bizzarri e la supervisione di Simonetta Stopponi, hanno riportato alla luce in questi anni. E, passo dopo passo, la certezza scientifica di essere in presenza del luogo sacro delle Dodecopoli etrusca si avvicina sempre di più. Ci sarà sempre chi obietterà, chi confuterà le conclusioni - il dibattito archeologico è sempre aperto - ma muri etruschi di considerevoli dimensioni, antefisse di tempi sacri, strade romane sovrapposte a strade etrusche, persino resti di chiese stanno lì, inconfutabili, a dimostrare che in quel luogo ci fu vita ben oltre la distruzione di Velzna, l'Orvieto etrusca, da parte dei romani, nel 264 avanti Cristo. E in quell'occasione, narrano gli storici antichi, duemila statue in marmo furono portate da Velzna a Roma. Effigi sacre che non potevano ornare una città qualsiasi, se questa non fosse stata anche un luogo sacro. «Dal sesto secolo avanti Cristo, al quindicesimo dopo - dice Simonetta Stopponi, illustrando gli scavi all'assessore regionale al turismo, Silvano Romiti, in compagnia della vicepresidente della Provincia di Terni, Loriana Stella e dal presidente del Consiglio Comunale di Orvieto, Evasio Gialletti - in questo luogo ci fu vita, attività sacre e commerciali». E le strade, persino solcate da carri, persino con i resti ben chiari di un incidente di percorso occorso a un carro la cui ruota rabberciata da sbarre in ferro è stata trovata in questi giorni, stanno a dimostrare quella vita di cui parla la dottoressa Stopponi. Non si costruiscono strade se non servono a collegare centri abitati, comunicazioni commerciali, condurre in luoghi frequentati. E la vita è presente negli scavi anche con tutte le sue tragedie. Scavando è emersa un'abside e cinque tombe con resti umani gettati ammucchiati, un ossario, segno di qualche epidemia, magari una peste che aveva preteso le sue vittime.