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27 Luglio 2005 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Ad Aquileia portati alla luce due straordinari mosaici
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Due antichi mosaici, rinvenuti nei giorni scorsi, sono stati presentati ieri, presso lo scavo di via Gemina ad Aquileia, dove operano gli archeologi del dipartimento di Scienze dell'antichità dell'Università di Trieste.

"Si tratta di due mosaici dello stesso periodo - spiega Federica Fontana, ricercatrice dell'ateneo giuliano e direttrice dello scavo - che fanno parte della stessa domus".

Il primo, in bianco e nero, è di tipo geometrico, mentre il secondo, di estrema raffinatezza, è policromo con ghirlande che racchiudono putti danzanti. Elementi che fanno pensare a una domus di proprietà di una personalità importante dell'epoca, forse di un funzionario imperiale.

Ma le sorprese non sono finite qui. "Nell'ultimo livello del mosaico - spiega l'archeologa - abbiamo trovato una moneta leggibile, raffigurante l'imperatore Costantino, dell'inizio del quarto secolo. Si tratta di un caso più unico che raro che ci permette di datare i mosaici ritrovati in modo preciso". E' questa una scoperta rivoluzionaria per gli scavi effettuati sin qui ad Aquileia che potrebbe portare a nuove interpretazioni di carattere scientifico.

"L'Università di Trieste s´impegnerà per la conservazione e la valorizzazione di questa straordinaria scoperta - ha sottolineato il rettore Domenico Romeo -. La speranza è che i nostri archeologi possano portare alla luce altri ritrovamenti di questa bellezza e importanza. Il mio ringraziamento va poi a tutti gli studenti che hanno dato un contributo concreto durante lo scavo".

Stanno vivendo, infatti, questa esperienza esaltante gli studenti del corso di laurea in Scienze dei beni culturali dell'Università di Trieste e alcuni ragazzi stranieri giunti ad Aquileia per fare esercitazione sul campo.

"Siamo felici di aver in qualche modo favorito questa scoperta - ha detto Franca Maselli Scotti, Soprintendente per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia - avendo concesso quest'area di scavo al dipartimento di Scienze dell'antichità. Si tratta di un'area dove si trovavano domus di altissimo livello". Nella zona di via Gemini potrebbe sorgere quindi nel prossimo futuro, come hanno auspicato gli artefici del ritrovamento, un piccolo parco archeologico.

La zona di via Gemina non è però l'unica indagata dagli archeologi triestini. Le campagne di scavo ad Aquileia dell'Università di Trieste hanno, infatti, dato negli ultimi anni altri interessanti risultati. La prima campagna, diretta da Monika Verzàr-Bass, risale già all'anno 1988 e ha riguardato l'area a nordest del Foro, dove è stata scoperta una struttura di uso commerciale del periodo tardo-antico.

Dal 1995 la Scuola di specializzazione in Archeologia dell'ateneo giuliano ha intrapreso alcuni scavi nell'area nord-orientale della città antica (via Bolivia) dove è stato messo in luce un coerente livellamento costituito da materiale vario prelevato dalle strutture giacenti in loco e da tempo fatiscenti, nonché un imponente tratto, ancora conservato, dei basoli calcarei dell'antico cardo (l'asse viario Nord-Sud), che delimitava l'insula abitativa sul lato orientale.

I basoli sono grandi lastroni di pietra con la faccia superiore levigata e di forma variamente poligonale e la parte inferiore a cuneo per penetrare stabilmente nel terreno. Si è potuto rilevare in questo modo l'incrocio fra il cardo e il decumano (le vie principali della città e degli accampamenti romani) in parte distrutto per recuperare i blocchi di calcare riutilizzati in epoche diverse non solo ad Aquileia. Il ritrovamento di questa strada, negli anni scorsi, ha consentito ai ricercatori dell'ateneo giuliano di proporre alcune ipotesi nuove relative alle dimensioni degli isolati e quindi del tessuto urbanistico di Aquileia. Un lavoro che si è avvalso anche delle migliori tecnologie per la documentazione. E' stato, infatti, creato un "Gis" dello scavo. Si tratta di un rilievo informatizzato degli strati e delle strutture, inserito nella topografia della città. A questo sistema è stata collegata una banca dati contenente tutte le informazioni sui materiali rinvenuti.

Particolarmente interessante è stata inoltre la scoperta della sovrapposizione di due livelli di pavimentazione stradale, dovuta forse a una trasformazione dell'impianto urbanistico, rispondente ad una nuova fase edilizia di quella parte residenziale. Si tratta molto probabilmente di una zona della città che ha cambiato volto. Il ritrovamento, infatti, di molte scorie di ferro ha fatto ipotizzare che le dimore romane siano poi diventate nell'ultimo periodo antico delle semplici officine. Durante le operazioni di scavo della scorsa estate uno studente ha inoltre rinvenuto un prezioso sesterzio che riproduce il volto di Nerone e la scritta Claudius Neo Aug.

Il lavoro svolto dall'Università di Trieste ha una prioritaria vocazione didattica, tuttavia non si limita alla formazione di nuovi archeologi ferrati nelle moderne tecniche dello scavo stratigrafico; il gruppo di archeologi che lavora ad Aquiliea si è impegnato anche in numerosi incontri divulgativi con i bambini delle elementari della zona e con gli adulti interessati alla conoscenza di un patrimonio che andrebbe costantemente valorizzato.