Sono riprese le ricerche subacquee nelle acque di San Leone (Agrigento) ad opera della Soprintendenza del Mare, diretta dal Dr. Sebastiano Tusa, che interviene con i propri tecnici subacquei coordinati dall´ing. Gaetano Lino, dirigente del Servizio Progettazione, Rilievo e Documentazione con la collaborazione del Gruppo Operativo Subacqueo della Lega Navale Italiana Sezione di Agrigento e P.E. che mettendo a disposizione mezzi nautici, attrezzi e uomini ha reso possibile la missione, così come la Guardia di Finanza che è intervenuta con uomini del Nucleo Subacqueo e mezzi navali.
La prima missione si sta compiendo sullo scoglio "Bottazza", una secca a pelo d´acqua che dista circa un 1 miglio dalla costa, ricca di reperti poiché nell´antichità è stata causa di molti naufragi.
Le indagini che sono iniziate da lunedì mirano a far conoscere i resti delle navi, seppur con grande difficoltà per le acque torbide che hanno però salvaguardato in parte i reperti.
Si procederà con la mappatura dei reperti in situ, mediante una ricerca sistematica operata con reticoli materializzati sul fondo.
Si recupereranno i reperti di piccole dimensioni poiché in pericolo di trafugamento, si lascerà sul fondo quello che non è asportabile per musealizzare in situ i reperti che potranno essere fruibili dai subacquei.
Resteranno nei nostri fondali cannoni, ancore, parti lignee e le parti metalliche di grandi dimensioni.
Saranno recuperati: bombardelle, palle di cannoni e se ci sono parti di arredo della nave. Le operazioni che si stanno svolgendo riguardano i resti di una nave armata che probabilmente trasportava un carico di zolfo dalla vicina solfatara di Montegrande.
Si esamineranno alcuni frammenti di zolfo che fanno parte del carico. Gli elementi che caratterizzano i reperti saranno oggetto di ricerca del servizio antropologico della Soprintendenza del Mare diretto dalla Dr.ssa Emanuela Palmisano.
Contemporaneamente i subacquei si occuperanno della protezione del reperto rinvenuto a poche centinaia di metri dall´antico porto di Akragas in contrada "Maddalusa" ad una profondità di 7 metri costituito da 1 cannone probabilmente in bronzo reso unico e di grande interesse per la presenza dell´affusto ligneo completo di ruote per lo spostamento.
La protezione è resa necessaria dal fatto che la parte lignea è scoperta e quindi facilmente attaccabile dalla "teredo navalis" e anche dalle azioni meccaniche dovute alle mareggiate e alle reti a strascico.
Il reperto verrà protetto con sacchi di sabbia, fango e teli. Si sta valutando, comunque, l´ipotesi di un recupero che è oltremodo difficoltoso e che comporterebbe una conservazione in acqua con sali quaternari in attesa del finanziamento necessario per il restauro della parte lignea.
Lega Navale Italiana
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