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19 Luglio 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Riaperta la Galleria Lapidaria dei Capitolini: 3 mila epigrafi ripercorrendo una via consolare
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C´è il magistrato, il messo consolare, il veterinario, l´intagliatore di avorio e il costruttore di navi. Ma anche la storia di Geminia Agata Mater, una bambina vissuta appena 5 anni, 7 mesi e 22 giorni (come recita la lapide, una delle 3.200 in mostra) e quella di Alexander, morto a soli 3 anni, 4 mesi e 19 giorni. E con loro, i giochi, i culti, gli usi e i costumi dell´Antica Roma.

Benvenuti nella galleria lapidaria dei Musei Capitolini. Oltre 3.000 epigrafi ed iscrizioni latine e greche, insegne di negozi, iscrizioni funerarie e tavole da gioco. Un autentico tuffo nel passato (3, 10 euro il biglietto). Il Lapidarium "risorge" dopo una pausa di 35 anni. Chiusa nel 1970 (a causa di infiltrazioni di acqua e umidità), ha riaperto ieri dopo un restauro ventennale. Racconta fatti e personaggi. Descrive scene di vita quotidiana, privata e sociale. Unisce il palazzo dei Conservatori al palazzo Senatorio. «È uno dei luoghi più belli che siano mai stati riaperti finora - ha sottolineato ieri Veltroni durante l´inaugurazione - È Roma attraverso le tracce che ha lasciato nel passato. Con la sua storia e i suoi momenti di vita quotidiana». Per accedervi, due sono le entrate principali. Dal tabularium di via San Pietro in Carcere e dagli stessi Musei Capitolini.

L´impressione è quella di passeggiare in un´antica via consolare, accompagnati da musica chill out e sotto un cielo "stellato" di lettere greche e latine. Ai lati della galleria, appena entrati, tra colonne e monumenti, si legge un´iscrizione: "Itus e reditus". Il rito che gli antichi romani dedicavano al dio venerato per il buon esito di un viaggio. Un viaggio che oggi ci riporta indietro di decenni. Sul bancone che costeggia il corridoio di mattoncini rossi c´è una scacchiera di marmo e una serie di lettere da ricomporre. È il gioco dei "Reges". Uno dei passatempi preferiti dai Romani. Accanto il filetto, il gioco delle fossette, quello delle dodici linee e dei soldati. Più avanti una lapide funeraria recita: «La morte ha spezzato la sua vita come una tempesta del sud fa con una tenera pianta». Voci di bambini morti prematuramente risuonano nella galleria. Più in là, la lapide del piccolo Alexander. L´invito è quello di pregare perché «la terra possa essergli lieve». Poi arrivano le epigrafi onorarie per i personaggi dell´aristocrazia romana e i militari, con scritte in greco e latino, ma anche in semitico ed ebraico, a dimostrazione che «Roma già allora - ha puntualizzato il sindaco - era una città multiculturale, una vocazione che conserva ancora e di cui c´è tanto bisogno».

Accanto ad ogni sezione un pannello esplicativo racconta le iscrizioni. È la novità della Galleria. Ogni epigrafe viene accompagnata da una didascalia che contiene la trascrizione del testo antico e la traduzione in italiano e inglese. Alcuni pannelli spiegano i diversi settori in cui è suddivisa l´esposizione e all´entrata, appena scese le scale, a guidare i visitatori nell´Antica Roma c´è una grande postazione informatica. «Una vera e propria guida ai 3.200 epigrafi esposti - spiega Eugenio la Rocca, sovrintendente ai Beni Archeologici di Roma - Che aiuterà a dare informazioni e notizie sul lapidarium e sul materiale esposto». Un percorso speciale è dedicato ai portatori di handicap visivo, con un libro guida in braille, due reperti scelti per la lettura tattile e un particolare modello in resina del Palazzo Senatorio.

«La riapertura della galleria lapidaria - ha spiegato Veltroni - rientra nel lavoro che stiamo facendo per trasformare il Campidoglio nell´area museale più antica e prestigiosa del mondo. A dicembre, infatti, riaprirà il giardino Romano e contemporaneamente molti uffici comunali verranno trasferiti all´Ostiense».