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28 Giugno 2005 ARCHEOLOGIA
Il Gazzettino Online
Via Annia, la tangenziale di 2000 anni fa
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Sono passati più di venti secoli e sono ancora in pieno esercizio, come se il tempo non fosse trascorso e la società cambiata. Sono le antiche vie consolari romane. Alcune addirittura portano lo stesso nome, Aurelia, Flaminia, Cassia..., altre hanno dovuto adeguarsi alla mutata geopolitica e sono diventate la Padana superiore, la statale del Brennero, la Serenissima. Qualcuna per i moderni è invece rimasta un sogno o, meglio, un progetto sulla carta: è il caso dell'autostrada Venezia-Monaco, un tracciato che gli antichi romani invece realizzarono speditamente collegando Altino, l'importante emporio a capo della laguna nord veneta, testa di ponte di molti traffici dal Mediterraneo, con il Danubio, e quindi col terminale dei commerci dal Centro e Nord Europa.

Certo inoltrarsi oggi per per quelle antiche strade comporta qualche... disagio, come ben sanno gli automobilisti veneti e come racconta Francesco Jori nel suo libro "Prigionieri del Nordest", edito da Canova, di cui parliamo sotto. Ma seguire gli antichi tracciati delle grandi vie consolari romane significa anche riscoprire tesori nascosti e città monumentali, paesaggi unici e ambienti coltivati dove la presenza dell'uomo nei secoli ha lasciato segni indelebili. E ora per non perdersi tra percorsi noti e strade alternative è arrivato in libreria "Le strade dell'Italia romana", una preziosa guida edita dal Touring Club Italiano per iniziativa del ministero per le Infrastrutture e i trasporti, con il coordinamento scientifico di due archeologi del Nordest, Stefania Pesavento Mattioli dell'università di Padova e Patrizia Basso dell'università di Verona. Il libro lo sfogli come una normale guida turistico-culturale, solo che i soggetti, le altimetrie, i percorsi, gli itinerari sono quelli pensati e voluti dai consoli, dagli imperatori e dagli ingegneri romani di più di due millenni fa. Così passato e presente si fondono, si sovrappongono, si spiegano in un humus culturale ancora vivissimo. «L'appassionato o il curioso», spiegano gli autori, «può qui ripercorrere sulla carta il tracciato delle grandi strade romane o seguirlo nel suo rapporto con la viabilità moderna. In alcuni casi poi può seguire degli itinerari specifici di visita finalizzati non a illustrare le emergenze archeologiche generiche (già spiegate su altri libri), ma a sottolineare gli aspetti più strettamente legati alla tecnica costruttiva, alle infrastrutture, alle opere viarie. Per questo abbiamo fornito anche gli strumenti cui si può e si deve far ricorso per la ricostruzione dei percorsi, utilizzando gli apporti che arrivano dalle fonti, dalla ricognizione, dall'archeologia, dalla cartografia, dalla toponomastica e dalle moderne tecniche di rilevamento, in un continuo interagire e in uno scambio reciproco».