Dovevano illuminare la via del Mare, una delle strade più pericolose d´Italia. Hanno fatto luce su uno spicchio di Roma Antica rimasto sottoterra per duemila anni: una spettacolare strada di basalto, forse una consolare di cui si ignorava l´esistenza e che disegna nuovi scenari urbanistici, un mausoleo del secondo secolo dopo Cristo circondato da innumerevoli tombe meno pregiate e un acquedotto ancor più antico, probabilmente del primo secolo, che portava l´acqua da Malafede chissà a quale agglomerato urbano fuori dalle mura della Città Eterna.
La scoperta è dei tecnici dell´Acea ai quali il Comune di Roma ha affidato il delicato intervento di illuminazione della strada statale 8, la via del Mare che collega Roma con Ostia. Gli scavi e gli approfondimenti, invece, sono stati realizzati dagli esperti della Sovrintendenza archeologica di Ostia Antica, diretta da Anna Gallina Zevi. Attualmente, però, entrambi sono fermi: i primi devono ottenere il via libera degli archeologi che, a loro volta, attendono che l´azienda comunale stanzi i fondi, circa 70mila euro secondo una prima relazione, per completare gli scavi e gli studi. E intanto l´area è circondata da lattine di birra, pacchetti di sigarette, roulotte in disuso e sanitari abbandonati.
I primi reperti sono stati trovati circa due mesi. Le ruspe dell´Acea stavano realizzando uno solco nel quale far passare i cavi di alimentazione dei lampioni che dovranno illuminare la via del Mare. All´altezza di Casale di Malafede, circa al 15° chilometro, sono emersi dei reperti archeologici sul lato destro della carreggiata in direzione Ostia. I responsabili dell´Acea hanno subito avvertito la soprintendenza di Ostia Antica che ha inviato sul posto il suo staff.
«Quando abbiamo iniziato a scavare non credevamo ai nostri occhi - racconta Angelo Pellegrino, da dieci anni direttore degli Scavi di Ostia Antica - Prima abbiamo rinvenuto delle opere murarie di epoca tarda (IV o V secolo dopo Cristo) probabilmente erano anche più vecchie ma successivamente sono state riutilizzate. Poi, invece, abbiamo trovato un mausoleo. Non siamo ancora stati in grado di individuare il proprietario, forse un patrizio che possedeva una villa fuori le cinta murarie di Roma. Dentro e fuori il sepolcro abbiamo raccolto i resti di ossa umane e numerose urne cinerarie meno importanti, tutte prive di corredo». E aggiunge: «Si spiega così finalmente anche il mistero dei blocchi marmorei molto pregiati che nel 1928, durante la costruzione della via del Mare, vennero abbandonati sul ciglio della strada e soltanto una decina di anni fa vennero portati all´ingresso degli scavi: con ogni probabilità erano il rivestimento del mausoleo».
Ogni resto, grazie al lavoro di archeologi, architetti e antropologi, è stato minuziosamente fotografato, repertato e trasferito agli scavi di Ostia Antica. Ma non è tutto. Anzi. Tra la via del Mare e il vicino letto del Tevere gli archeologi hanno portato alla luce altre due strutture:
un acquedotto (largo 40 centimetri e alto 120) che portava l´acqua da Malafede al porto di Ostia e una strada di basalto: «E´ in ottime condizioni - spiega l´archeologa Veronica Romoli della cooperativa Archeologia - E´ larga quattro metri e mezzo, circa come una consolare».
Secondo gli esperti di Ostia Antica la nuova strada non dovrebbe essere l´antica via Ostiense ma un´altra importante arteria di collegamento: «Resti della via Ostiense, durante gli scavi della galleria di Acilia, sono stati rinvenuto alla sinistra della via del Mare - sottolinea Pellegrino - Questa, invece, scorre alla destra dell´attuale statale, lungo il Tevere».
Quindi la nuova scoperta ridisegna la geografia della Roma imperiale: tra la città e il porto di Ostia è probabile che ci fossero una fitta serie di insediamenti (un´antica area metropolitana) che spiegherebbero una rete viaria così fitta e un acquedotto di tali dimensioni.
«Ora bisogna assolutamente terminare gli scavi - conclude il direttore di Ostia Antica - Soltanto così potremmo stabile come poter fare proseguire i lavori di illuminazione della via del Mare che rappresentano, senz´altro un´opera di pubblica utilità. Aspettiamo che l´Acea stanzi dei fondi per poter proseguire. servono 70mila euro. Forse meno. Ma bisogna far presto. Per proteggere il passato e per mettere in sicurezza il futuro».
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