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1 Luglio 2005 ARCHEOLOGIA
CulturalWeb.it
Pompei. A Porta Stabia affiorano case private e botteghe
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Università di tutto il mondo sono impegnate in una campagna di scavo, della durata di cinque settimane, per riportare alla luce abitazioni, negozi, botteghe, in un´area di Pompei praticamente intatta fino all´eruzione del Vesuvio nel 79 d. C.Abitazioni, negozi, botteghe in un´area di Pompei praticamente intatta fino all´eruzione del Vesuvio nel 79 d. C.: è quanto rivelano gli scavi condotti da Steven Ellis (Università di Sidney e Michigan) e Gary Devore (Stanford University, California), che stanno per portare alla luce case private, risalenti a fasi precedenti l'età romana e poi divenute contigue all'area di intrattenimento della città (2 teatri, un ampio cortile colonnato, 3 templi e un Foro).

Abitazioni, negozi, botteghe in un´area di Pompei praticamente intatta fino all´eruzione del Vesuvio nel 79 d. C.: è quanto rivelano gli scavi condotti da Steven Ellis (Università di Sidney e Michigan) e Gary Devore (Stanford University, California), che stanno per portare alla luce case private, risalenti a fasi precedenti l'età romana e poi divenute contigue all'area di intrattenimento della città (2 teatri, un ampio cortile colonnato, 3 templi e un Foro).

Il progetto complessivo di scavo è denominato Pompei Archaeological Research Project: Porta Stabia (PARP:PS), e si sviluppa lungo una delle principali strade transitabili di Pompei, all´interno di una delle porte di ingresso in quello che fu un tempo il centro sociale e culturale della città. Un gruppo di 30 archeologi, provenienti da università australiane, americane, inglesi, canadesi e italiane, è al lavoro per una prima campagna di scavo della durata di cinque settimane.

"L'invito lanciato nel 1996, e rivolto alle università italiane e straniere, di venire a compiere ricerche archeologiche e storiche a Pompei continua a riscuotere successo", dichiara il Soprintendente archeologo di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo. "Il progetto internazionale sul quartiere interno a Porta Stabia – prosegue Guzzo – ne è un'ulteriore conferma. La Soprintendenza segue con il massimo interesse questa multiforme attività, allo scopo di ricavarne elementi di conoscenza utili al restauro e alla manutenzione della città antica, e di ampliare le conoscenze e le informazioni da diffondere ai visitatori. È purtroppo da segnalare che la progressiva riduzione del personale costringe a non offrire ai visitatori tutti i settori dell'antica città. Ci auguriamo che una tale situazione possa trovare, quanto prima, una felice soluzione".

Tra gli obiettivi dell´importante scavo anche quello di definire l´impatto urbano e culturale che l´occupazione romana ebbe a Pompei, e di approfondire aspetti importanti della vita quotidiana e di relazione della città.

"Sappiamo che i romani conquistarono Pompei nei primi secoli prima di Cristo – dichiara Ellis – e che portarono con sé le loro istituzioni, la loro forma governativa, ed il loro modo di vivere. Possiamo toccare con mano il processo di romanizzazione nella monumentalizzazione dei loro edifici pubblici, ma quello di cui siamo meno sicuri è quali siano stati i risvolti pratici di tale processo. Innanzitutto stiamo cercando di scoprire come sia cambiato il modo di vivere dei pompeiani a seguito della distruzione di parti della loro città, quando, con l´arrivo dei romani, furono costruiti edifici come templi e teatri".

Secondo Devore "scavare questa parte di Pompei è un´opportunità unica e privilegiata. Raramente gli archeologi, a Pompei, hanno avuto accesso a zone di tale importanza. Infatti è questa un´area della città, sulla cui storia c´è ancora tanto da dire. Siamo interessati a come l´aspetto domestico e commerciale sia riuscito a sopravvivere, pur rimanendo nell´ombra, rispetto allo sviluppo fiorente di edifici pubblici monumentali, come il Teatro grande e il Tempio di Iside".