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13 Giugno 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Olive all´ascolana anche per gli antichi romani
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GRADARA - Proprio nei giorni che hanno visto, nella città di Pesaro, la straordinaria scoperta archeologica della domus di "Via dell´Abbondanza", nella rocca di Gradara è stata inaugurata una mostra inusuale e, proprio per questo, estremamente interessante. "Cibo e sapori nelle Marche antiche" è il suo nome e, mediante reperti archeologici provenienti da scavi che partono dal periodo pre-protostorico per correre sino al rinascimento, intende illustrare le abitudini alimentari dei nostri antenati. L´allestimento è frutto della sinergia d´intenti istituitasi tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, quella al Patrimonio Storico Artistico (che ospita l´evento nella rocca) e il Comune di Gradara. Collocato al piano terra della rocca, trasporta il visitatore a tavola con gli antichi. E allora, girovagando incuriositi tra le bacheche, si scopre che in località Foce di Recanati, in periodo Eneolitico, all´interno di una sepoltura è stato collocato un maialino, come offerta (oltre a vasellame). A Matelica, in una sepoltura del VII secolo avanti Cristo, è stata rinvenuta una coppia di alari oltre a spiedi in ferro e ossa pertinenti ad arti di maiale e pecora. A Numana una tomba del V secolo avanti Cristo ha restituito, in perfetto stato di conservazione, una graticola del tutto identica alle moderne. Infine, il reperto forse più suggestivo ed affascinante, poiché effettivamente legato alle Marche, è un frammento di contenitore fittile, rinvenuto nel nord della Francia, al confine con la Germania, con un´iscrizione che ha dell´incredibile. "Oliva picena" recita la breve scritta un po´ scolorita sul collo del vaso, due righe che certificano il consumo, già nell´antichità, delle note "olive ascolane", forse non fritte, ma comunque apprezzate, Oltralpe, già nel III secolo dopo Cristo.