Il ritrovamento è avvenuto nelle acque di Cala Pisana, un´area nella zona nord dell´isola di Lampedusa. Le navi, una squadra di quindici galere, parte della flotta di navi che combattevano sotto la bandiera del re di Spagna, Carlo V, era impegnata a rifornire di viveri ed armi i presidi cristiani della riva tunisina, oltre che a difendere le coste meridionali italiane dalle scorrerie dei pirati barbareschi di Dragut. La flottiglia, partita da Malta nel luglio del 1551, era capitanata da Antonuio Doria, d´origine genovese, marchese di Santo Stefano d´Aveta e di Ginosa nel regno di Napoli e nipote dell´ammiraglio Andrea. Il naviglio, che nel tentativo di sorprendere i barbareschi viaggiava di notte, incocciò in un violento fortunale. Consigliato dai suoi di cercare riparo tra le acque tranquille dell´isoletta di Gozo, poco distante da Lampedusa, Antonio Doria, decise comunque di affrontare la tempesta. Mal gliene incolse: il mare sempre più grosso e la burrasca ben presto ebbero ragione della maestria dei marinai e in pochi attimi 8 galee, compresa quella del comandante, naufragarono contro gli scogli di Lampedusa, lasciando in mare uomini e carico. Malconcio, quel che restava della squadra, fece rotta per Trapani dove furono ricoverate le sette galee scampate alla tempesta. Sul fondo di Cala Pisana, dunque, gli archeologi hanno ritrovato decine di palle di cannone, chiodi, vasellame da cucina di una delle navi, e, naturalmente, oltre a una enorme quantità di legno che costitutiva il fasciame dei vascelli, anche tre delle tante bocche da fuoco che armavano le galere. Adesso, quell´area, è stata posta sotto tutela dalla Soprintendenza del Mare che ha provveduto a garantire la salvaguardia temporanea del sito, che non si trova all´interno dell´Area Marina Protetta, chiedendo alla Capitaneria di Porto l´emanazione di un´ordinanza di interdizione per specchio d´acqua interessato. «Sul sito – sottolinea Tusa, che è docente di Archeologia all´Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli - la Soprintendenza del Mare ha attualmente allo studio l´ipotesi di costituzione di un "itinerario subacqueo di valenza storica e paesaggistica", in un´ottica di lettura del mare quale bene culturale unitario che compendia, oltre ai beni archeologici propriamente detti, anche gli aspetti etno - antropologici e storico-artistici ed i beni naturalistici»
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