La bottiglia di champagne l'avevano inventata gli antichi Romani ben prima che i francesi la utilizzassero per custodire le loro preziose bollicine. La tesi, che certo non piacerà ai cugini d'Oltralpe, è stata formulata dalla sovrintendente per l'archeologia della Toscana Carlotta Cianferoni nel corso del convegno «Il vino e l'olio principi della tavola nell'antichità», organizzato nell'ambito della manifestazione «Alla corte del vino» che si è conclusa ieri a San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze. Secondo l'archeologa toscana, la particolare bottiglia da champagne, con il tappo di sughero fermato con corde e spaghi, il collo allungato e stretto onde evitare l'esplosione delle bollicine, sono tutte soluzioni già adottate nella Roma antica per realizzare speciali anfore utilizzate nel trasporto dei vini spumanti e prodotte in vari formati. I francesi, quindi, avrebbero solo ripreso e perfezionato questa invenzione. E se è vero che le bottiglie di champagne sono state inventate dai Romani, anche le abitudini alimentari dall'antichità ai nostri giorni non sono radicalmente cambiate. «Possiamo parlare - ha spiegato Carlotta Cianferoni - di un vero e proprio "continuum", con alcune leggere modifiche: ora come ieri il vino e l'olio continuano ad essere indispensabili sulle nostre tavole e per la moderna cucina. Del resto la lavorazione delle olive e la spremitura per ricavarne l'olio sono rimasti pressochè immutati dai tempi degli Etruschi fino all'avvento dei macchinari in acciaio». Altro caso è il vino. «Per Greci, Etruschi e Romani - ha aggiunto la sovrintendente - il vino era considerato un dono degli dei, tanto che ogni cultura aveva una sua divinità legata al vino: Dioniso per i Greci, Bacco per i Romani, e Fufluns per gli Etruschi». Queste popolazioni sopperivano ad una errata, e a volte del tutto assente, fermentazione semplicemente ricorrendo all'uso di spezie o del miele: «I Romani - ha concluso - usavano tagliare il loro vino, molto potente e alcolico, con l'acqua di mare,
e si dice che questo evitasse il giorno dopo il mal di testa».
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