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18 Maggio 2005 ARCHEOLOGIA
Avvenire
Gregorio II, il santo degli archeologi
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Anche gli studiosi della conservazione di beni archeologici e architettonici avranno un santo protettore. È San Gregorio II, vescovo di Agrigento, che lo scorso 7 maggio è stato proclamato loro patrono. Cosa sarebbe rimasto a noi oggi, infatti, del celebre «Tempio della Concordia» se San Gregorio non lo avesse trasformato in Cattedrale preservandolo così dall'abbandono? Forse adesso sarebbe un rudere, magari anche molto suggestivo, come lo sono i templi di Giunone o di Ercole. Ma nessuno di essi è paragonabile alla completezza del Tempio della Concordia che è il più integro tra i monumenti classici sino a noi pervenuti.

In stile dorico, il Tempio della Concordia, fu eretto forse intorno al 430 a.C. Ne restano l'intero colonnato e la cella, all'altezza originaria: caso più unico che raro nell'ambito dell'archeologia ellenica antica. Dalle imponenti dimensioni, un tempo era interamente rivestito di stucco dai colori vivaci. Tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo dopo Cristo, per volere del vescovo Gregorio, fu trasformato in basilica cristiana - trinavata dedicata ai Santi Pietro e Paolo. «Fu consacrato a Cattedrale non per sottomettere la cultura greca e quello spirito di religiosità (come qualcuno sostiene) - spiega don Giuseppe Postillo, parroco della parrocchia San Gregorio di Agrigento - ma per motivi storici legati alla persona di Gregorio e alla sede vescovile che trovò occupata illecitamente dopo il suo ritorno da Roma».

Il Tempio della Concordia deve il suo nome ad una erronea attribuzione di un'iscrizione latina risalente al periodo imperiale. «Visto che san Gregorio lo dedicò ai Santi Pietro e Paolo forse il tempio doveva essere dedicato a due divinità greche: Castore e Polluce», spiega l'architetto Pietro Meli, direttore del Parco Valle dei Templi.

È stato Meli, dopo il IX Congresso di archeologia cristiana tenutosi a novembre nella Valle dei Templi, a chiedere all'arcivescovo di Agrigento, Carmelo Ferraro, di interessarsi per la proclamazione di San Gregorio a patrono. Nella sua richiesta Meli scriveva: «Gli aspetti cristiani della Valle, sono passati in secondo piano di fronte alla preponderante presenza delle testimonianze classiche, ma ciò non vuol dire che il patrimonio archeologico relativo ai primi secoli del cristianesimo non rivesta un interesse ragguardevole».

Ma perché il tempio della Concordia si è mantenuto mentre degli restano dei ruderi? «Gli altri Templi sono crollati - spiega Meli - il Tempio della Concordia, trasformato in Chiesa, rimase tale per 1200 anni. Per questo non fu abbandonato e depredato, mantenne la copertura, e non vi furono tolti i conci, come invece avvenne per gli altri templi. San Gregorio svolse un'attività di "conservatore" di un monumento classico seppure finalizzandolo ad un uso "moderno"». E anche ai nostri giorni si parla di conservazione del Tempio, infatti è già pronto un progetto di restauro.

Ai siciliani questo monumento ricorda anche la storica visita di Giovanni Paolo II, commemorata, nei giorni scorsi, con una celebrazione eucaristica davanti al Tempio. Giovanni Paolo II arrivò nella Valle dei Templi nel 1993, un anno dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino, e pronunziò un discorso indimenticabile: «Non si permette di uccidere degli innocenti. Lo dico ai responsabili: convertitevi. Verrà il giudizio di Dio». E riferendosi al Tempio, Giovanni Paolo II auspicò: «Concordia: sia questo nome profetico».