PESARO - «C´è una storiografia scientifica che ha come caposcuola Eugenio Russo, che pone seri interrogativi sull´origine delle prime testimonianze cristiane a Pesaro coincisa finora con la Basilica del V sec.d.C.: il ritrovamento del frammento lapideo è una conferma definitiva che esisteva precedentemente un "Titulus" cristiano, un edificio religioso del III sec.d.C., che poi è stato ampliato ed è diventato la Basilica». Il professor Alessandro Morandi, docente di epigrafia all´Università "La Sapienza" di Roma, ha presentato, nel corso di una conferenza del ciclo "Vedere l´Archeologia" a Palazzo Montani Antaldi, il fregio greco che in questi giorni ha fatto riaprire un dibattito fra addetti ai lavori.
«Il fregio greco - ha spiegato Morandi - è antecedente ai due mosaiici presenti nel Duomo di Pesaro. E´ infatti databile fra il III e IV secolo d.C. e testimonia la presenza di un edificio religioso, che poi sarebbe diventato la Cattedrale. In sostanza questo frammento è il più antico documento epigrafico a Pesaro, compresa anche la Basilica di San Decenzio». Il testo è molto breve, «non riusciamo ancora a identificare la lingua precisa - continua Morandi - ma è sicuramente greco. Escludo nel modo più assoluto che si tratti di un testo greco-bizantino, qual è presente nelle epigrafi dei mosaici. Questo frammento era inserito in una pavimentazione e questo lo si capisce perchè reca tracce di consunzione. In seguito la lastra è stata frantumata. Speriamo che gli archeologi possano riaprire gli scavi nel Duomo di Pesaro per trovare altri frammenti e saperne di più».
Il frammento è venuto alla luce negli anni ´90 durante i lavori di scavo e restauri nelle fondazioni del Duomo. Mario Morbidoni della commissione diocesana arte sacra commissionò subito una ricerca a un gruppo di studiosi, che inizialmente si orientarono sul IV sec. a.C. e solo di recente, grazie a nuove informazioni, sono arrivati alla vera datazione.
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