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26 Aprile 2005 ARCHEOLOGIA
CulturalWeb.it
La perla segreta dell'archeologia casertana: il mitreo dell'antica Capua
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Perla segreta dell´archeologia casertana è il Mitreo. Ubicato nell´omonimo vico dell´antica Capua, l´attuale Santa Maria Capua Vetere, in una traversa di via Pietro Morelli, fu scoperto quasi per caso, un po´ per seguire il destino che accomuna i grandi ritrovamenti della storia, solamente nel 1922. Da allora è iniziata la corsa all´identificazione e alla classificazione del rito: il dio Mitra (Mitra Tauroctono) che uccide il toro. Uno dei pochissimi esempi ritrovati in Italia, formato da un´aula sotterranea realizzata nel II, III secolo d.C. Uno dei legami che rafforza il contatto tra Roma e le antiche civiltà orientali, da cui l´Impero, ancora imbevuto di ideali repubblicani che hanno fatto grande la storia dei romani, ereditando quelle arcaiche e sane tradizioni, come le decanta Catone nel prendere le distanze da qualsiasi altra cultura, sembrava attratto a tal punto da eternarle in moltissime raffigurazioni. Lo spazio interno è occupato lungo i lati dai sedili per i fedeli e, al di sopra, fanno mostra di sé gli affreschi del rito di iniziazione. Il pittoricismo della scena principale invade il piccolo ambiente. La lotta tra il dio, esaltata da tratti nobili e divini, e l´animale sanguinante si carica di una teatralità manifesta, una forza espressiva ed improvvisa, un pathos, che vanno al di là della semplice concezione visiva che poteva avere l´autore dell´affresco. Confesso di non conoscerlo, probabilmente non ne abbiamo traccia, ma colgo in lui una continuità che, cronologicamente non poteva nemmeno immaginare, con quanto accadrà in epoca più tarda. Il sangue dipinto enfatizza quello vero che scorrerà nella vasca ai piedi del dipinto al momento del sacrificio. E´ lo stesso effetto che si respira in maniera più esplicita quando si è immersi nello scenario di Piazza Navona, dando le spalle alla chiesa di Sant´Agnese in agone, rivolgendo lo sguardo alla fontana del Bernini. L´acqua sgorga dalla pietra, che a sua volta viene modellata come se stesse catturando gli spruzzi dell´oceano. D´accordo, il paragone scavalca troppi secoli, ma il sacrificio del toro sgozzato, pronto a riversare il suo sangue nella vasca sottostante, è di grande effetto, tale che non si può relegare l´affresco alla sola pittura romana, ma all´intero universo dell´arte. Così com´è d´obbligo che la Soprintendenza, o le associazioni culturali che se ne fanno carico, usino la stessa attenzione che hanno avuto per l´Anfiteatro campano affinché il Mitreo si possa visitare con maggiore frequenza. Attualmente si accede tramite visita prenotata, ma non c´è nessun ufficio sul posto che distribuisca informazioni o venda semplici cartoline. E il discorso è lo stesso per gli altri siti che vivono in ombra, disseminati qua e là per il territorio. Mi auguro che alla grande Reggia, tanto di moda in questi giorni, si faccia finalmente il grande itinerario turistico perché, almeno nell´arte, tutte le discriminazioni restino fuori.