Il cartello affisso a lato del cancello parla chiaro: necropoli etrusca. Eppure a sbirciare dall´esterno si intuisce poco o nulla della piccola area recintata. La vegetazione copre quasi tutti gli ingressi alle tombe etrusche della tipologia a camera; i pochi scavi individuabili sono quelli evidenziati dalle transenne di protezione, montate diversi anni fa. Per il resto non si può fare altro che ammirare il panorama: poco più a valle il grande parallelepipedo del centro commerciale "La scaglia", omonimo dell´area archeologica da cui prende il nome, ma ben più fortunato nel destino. Lì i visitatori sono centinaia ogni giorno, mentre nella necropoli da tempo è vietato l´ingresso. E pur essendo note dal secolo scorso, l´ultima utilizzazione pratica risale all´ultima guerra mondiale, quando ci si rifugiava la gente per paura dei bombardamenti. Un´utilità sociale senz´altro migliorabile, per questa come per le altre vestigia del passato di cui è ricco il territorio.
Per citare solo le testimonianza etrusche, si ricordano, oltre a quella della Scaglia, altre due necropoli: "Pisciarelli" e "La Castellina". Si tratta, riguardo a quest´ultima, di un considerevole complesso situato tra Civitavecchia e S. Marinella, che comprende ben 150 tombe ed è attigua ad un insediamento abitativo coevo di notevoli dimensioni. La tipologia delle tombe e degli arredi in esse trovati permettono di stabilire la dipendenza di questo insediamento dal centro di Caere. Le tombe di Pisciarelli, presso le acque termali della Ficoncella, risalgono al VI-IV secolo prima di Cristo, e mostrano invece un´affinità con Tarquinia.
Tornando alla Scaglia, va detto che questo cimitero etrusco si trova su di un´area privata, sia la zona recintata che quella aperta, su cui è stato posto un vincolo fin dagli anni ´70. Le singole tombe sono poi state messe a demanio, ma l´area non è mai stata espropriata. Il motivo lo spiega la dottoressa Ida Caruso della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell´Etruria Meridionale.
«Per rendere l´area visitabile oltre all´indennizzo per il proprietario ed una ripulitura, bisogna aggiungere la creazione di percorsi, la messa a norma di sicurezza e l´accessibilità - afferma -. Tutte operazioni da eseguire secondo precisi standard, per non parlare dei costi di gestione, il personale ecc. E con i fondi attualmente disponibili, questo non è possibile. D´altra parte al giorno d´oggi sia la Soprintendenza che le altre amministrazioni territoriali locali come il Comune, la Provincia o la Regione possono espropriare un bene archeologico, artistico o monumentale».
Se dunque è tecnicamente possibile procedere all´eventuale esproprio, rimane aperto il problema di come gestire l´area, ed è in questa fase che si aprono spazi di manovra, visto che il codice Urbani prevede la collaborazione con diversi soggetti. Secondo la dottoressa Caruso sarebbe possibile adoperare progetti proposti da organizzazioni private, associazioni ed Onlus che vengano sottoposti al vaglio della Soprintendenza. Per quanto riguarda i finanziamenti, la Fondazione della Cassa di Risparmio di Civitavecchia, potrebbe decidere di contribuire a valorizzare il territorio.
Se per il sito della Scaglia la Soprintendenza non ha la possibilità di agire direttamente, non bisogna dimenticare che gli sforzi si stanno concentrando sul rilancio del Museo Nazionale Archeologico, situato nell´ex dogana pontificia di largo del Plebiscito. Pur offrendo l´ingresso gratuito, esso rimane ben poco visitato se si escludono le scuole. Oltre alla mostra degli scavi al forte Michelangelo, del 2004, il programma di rilancio prevede quest´anno un progetto per migliorare il settore didattico del museo e presso le terme romane una giornata di esposizione delle nuove ricerche effettuate nell´area. L´idea di fondo da sviluppare, afferma infine Caruso, è «quella di inserire il museo e i siti archeologici in percorsi turistici di diversa durata, magari venendo incontro ai turisti che transitano per poche ore a Civitavecchia prima di imbarcarsi».
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