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7 Marzo 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Quanti segreti nella città sotterranea
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Pesaro - Si è svolto sabato pomeriggio, alla presenza di un numeroso pubblico, il convegno "Pesaro e i suoi tesori nascosti" indetto dal Lions Club Pesaro Host. Dopo una breve introduzione fatta dal presidente, Pietro Muretto, che, fra l´altro, ha ricordato la figura dello storico pesarese Annibale Degli Abati Olivieri, l´architetto Gianni Volte ha dimostrato, con bellissime diapositive ed attraverso un ipotetico percorso da Piazza Esedra fino a Palazzo Mazzolari, come sopra l´attuale città ne esista un´altra sotterranea fatta di stretti cunicoli, antiche cantine, neviere e fosse di grano.

La professoressa Grazia Calegari ha poi parlato di un "salone atrio", ancora oggi esistente, situato in uno stabile di via Benelli (ex via dell´Annunziata) chiamato San Floro (dal martire che vi era stato traslato nel ´700 e che ora riposa nella Cappella dei Santi in Duomo). Questo "salone" è stato ideato nel 1700 dal proprietario del palazzo Giovanni Raffaelli quando decise di adibire lo stabile "a seminario di chierici poveri". Nelle pareti, interamente dipinte a tempera ma in uno stato di conservazione molto precario, sono raffigurate, fra l´altro, le virtù teologali e cardinali. Queste tempere sono opera di Carlo Paolucci, un pittore pesarese discepolo di Gianandrea Lazzarini: «Osservandole - ha sottolineato la professoressa Calegari - traspare ancora una volta tutta la profonda sensibilità mista a malinconia presente in tutte le sue opere». Il professore Mario Luni ha, infine, illustrato la Pesaro archeologica parlando dei suoi primi abitanti, delle steli scoperte a Novilara, del commercio con l´antica Grecia, dei resti di una casa del primo insediamento abitativo scoperta nell´angolo di via Mazza con via Galigarie e di alcuni mosaici cittadini soffermandosi in particolare su quelli del Duomo. Nella sua relazione il professore Luni ha, anche, citato il Lucus Pisaurensis, il tempio votivo scoperto nel 1700 dall´Olivieri nei pressi di Santa Veneranda ma che ancora oggi non è stato possibile individuare.