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6 Marzo 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Riecco Cliternia, antica capitale degli Equi
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Non sappiamo con certezza dove fosse, ma a confermarcene l´esistenza si sono scomodati alcuni saggi antichi del calibro di Marco Tullio Cicerone nella epistola IX ad familiares e più diffusamente Plinio nel suo III libro "Aequicolanorum Cliterni". L´antica Cliternia, città degli Equi è forse l´attuale Capradosso, e l´ipotesi di oggi è basata su una lapide murata nel campanile della chiesa di Sant´Andrea, già Santo Stefano, rinvenuta nel 1790 durante i lavori di restauro. Sulla lastra è scritta la seguente frase: "DIS MANIBUS T: SELLUS : C : F : CLA CERTI AEDILI : REATE : QUAEST : IV DUUMVIRO : CLITERNIAE PRAEF : FABR : COS : COS : II IUDICI : EX : V : DECVRIS VIXIT : AN : LXXXVII SINE AERE ALIENO". L´importante lapide, oltre ad indicare il nome della città, consentendoci di collocarla nella Valle del Salto, ci fornisce indicazioni anche sull´epoca in cui Cliternia esisteva. La lapide infatti commemora Tito Sallusio ed elenca le cariche da lui ricoperte: ufficio edile a Rieti, quattro volte questore, duumviro di Cliternia, prefetto dei Fabbri, due volte console ed infine giudice delle cinque decurie. Da questi elementi, per gli studiosi, è stato possibile dedurre che Cliternia, esisteva ancora nel II secolo d.C. in quanto fu Caligola a portare a cinque le decurie dei giudici, quindi Tito Sellusio può essere vissuto sotto Caligola o dopo di lui. A questo punto sorge naturale un quesito sulla storia della stessa Cliternia. Quando e per quali cause scomparve questo insediamento urbano? Forse furono le invasioni barbariche o un potentissimo terremoto, magari quello del 364 d.C. che rovinò gran parte dell'Italia.

Di Cliternia, o meglio delle numerose testimonianze che possono far pensare ad essa infatti, è piena la campagna tra Petrella e Capradosso, quasi ad indicare un'area entro la quale il centro urbano equicolo venne a svilupparsi ed a prosperare.

Rimane il fatto che dell'antico insediamento non restano né memorie né tradizioni antiche: solo nella fantasia popolare o meglio nella sua tradizione consolidatasi nella Valle.

Poco più a sud, verso Pescorocchiano, in località San Silvestro si trovano i resti di un´altra città, Nersae, d´epoca tardo repubblicana, ricordata da Virgilio, Plinio, Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso e Diodoro Siculo; divenuta municipio nel 49 a.C. Dagli studi effettuati l´abitato si estendeva tra i Cretoni e il Serpe, grossomodo lungo la tratta Liscia-Casale Di Marco/Domizi. Seppur di non grandi dimensioni, il municipio era amministrato come un grande centro, cioè da duoviri, prefecti, magister, questores ediles e decuriones; era dotato di un foro, di diversi edifici pubblici di elevata fattura e di una ricca periferia. Del foro sono stati recuperati alcuni terrapieni con relative costruzioni in poligonale e le mura perimetrali. Recenti scavi effettuati dalla dottoressa Giovanna Alvino della Soprintendenza archeologica del Lazio hanno portato alla luce i resti di un grande edificio dotato di botteghe e di ambienti residenziali. Nel sito sono stati recuperati numerosi e preziosi reperti: un tesoro costituito da 500 monete d´argento d´epoca imperiale; lucerne e vasellame d´origine africana, ciotole in ceramica e vetro e ben 10 tombe a cappuccina con tanto di arredo funerario. Dell´antica città di Nersae numerose testimonianze si trovano oggi inglobate nelle case del centro storico di Pescorocchiano: molto probabilmente, in epoca medievale, a fondovalle vennero spogliati gli edifici ancora in piedi per costruire sull´altura il nuovo abitato come il piedistallo a base quadrata che reca l´iscrizione "L. CRESIDIO.F.BASSO II. VIR. AEQUICI. III. VIR. CARS FORTUNATUS. L. FECIT. ET. SIBI ET CAECILIAE LOCUSTAE" o l´altra iscrizione che si trova sul campanile su cui è scritto "C.SEPTIMIUS O. L. PAMPHILIUS" probabilmente parte di una lapide più grande ridotta in pezzi più piccoli per essere riutilizzata nella costruzione della torre. Le testimonianze raccolte fino ad oggi sono segni che esortano a proseguire le ricerche sul territorio. Purtroppo mancano i mezzi, i soldi messi a disposizione per continuare a scavare. Non mancano nobili iniziative che ci pervengono addirittura dall´estero come avviene da un paio di anni per il cosiddetto "Frontale" di Torano, Borgorose, su cui opera, sempre sotto il controllo e con relative autorizzazione della Soprintendenza, un gruppo di giovani, studenti ed archeologi, provenienti dagli USA guidati dal professor Ben Frischer; ultima spedizione è avvenuta nel luglio 2004 nel corso della quale è stato scoperto un imponente acquedotto d´epoca romana fin ora sconosciuto.