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4 Marzo 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Alla ricerca del Circo Massimo perduto
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Per scoprire cosa c´è sotto il più grande palcoscenico naturale quale è il Circo Massimo il Comune si è messo al lavoro. E ci ha messo i fondi - tre milioni di euro, due dei quali di Roma capitale - i progetti per iniziare gli scavi, il tipo di interventi, la durata del cantiere. E gli esperti stanno provando a calcolare anche i rischi, come la presenza di una falda acquifera a una profondità ancora tutta da chiarire. «L´obiettivo - ha spiegato il sovrintendente comunale, Eugenio La Rocca - è riaprire al pubblico quell´area del Circo Massimo che guarda verso Porta Capena. Si tratta di un lavoro di restauro che condurremo in collaborazione con l´Ufficio della città storica. I lavori dureranno non meno di un anno». Riportare alla luce una parte del Circo Massimo, ecco l´intenzione dell´assessore alla cultura Gianni Borgna, «per poi restaurare le insorgenze esistenti ritrovate durante gli scavi effettuati già negli Anni Trenta e musealizzare tutto».

L'assessore si è soffermato sul progetto più ambizioso, «quello di portare alla luce l'intero Circo Massimo o almeno ciò che rimane di esso, dopo aver effettuato dei sondaggi geognostici a una profondità di 10-11 metri. Per fare questo però servirebbero molte più risorse di quelle che abbiamo a disposizione che dovrebbero venire dal ministero dei Beni culturali. E´ negativo che il ministero non abbia mai risposto ai progetti che abbiamo sottoposto sugli scavi di Colle Oppio e Circo Massimo».

Circo Massimo, cuore di Roma, dalle rappresentazioni della guerra di Troia alla festa per lo scudetto della Roma, dal concerto di Sting fino al corteo per la liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena. È sempre stata il cuore della capitale quest'area archeologica tra il Palatino e l'Aventino, su cui oggi il Comune ha annunciato prossimi interventi di consolidamento e di restauro. Da sempre gli archeologi sono convinti che, in profondità, possono ancora trovarsi i resti dei grandi monumenti che ornavano la spina centrale del circo, che, all'epoca di Costantino, conteneva fino a trecentomila spettatori.

«Il problema vero - ha sostenuto Borgna - è sempre stata la presenza di una falda acquifera, di cui non si conosce la profondità che c'era già anche nel 1500. È questo che rende necessario la previsione di tante risorse per poter intraprendere campagne di scavo». Ma mentre si cercano queste risorse, spiegano gli esperti, bisogna fronteggiare problemi più urgenti: quello del rischio che rappresentano i ruderi che sono già in superficie, resti pericolanti di gradinate, fornici e scale risalenti per lo più all'epoca dell'imperatore Traiano, che sono state oggetto di vari interventi di restauro anche da parte della soprintendenza archeologica di Roma, che con quella comunale gestisce l'area, dagli anni '80 a metà degli anni '90».

«Stiamo progettando la riconnessione del Palatino alla Valle Murcia - ha annunciato l'assessore capitolino all' urbanistica, Roberto Morassut - in questo rientra la pedonalizzazione di via dei Cerchi e la ripresa degli scavi al Circo Massimo, nonchè la riorganizzazione della viabilità di Viale Aventino, delle Terme di Caracalla e del Circo Massimo».