Firenze - L'arcivescovo inglese James Husser è noto per aver decretato verso la fine del XVI secolo l'anno, il mese, il giorno e l'ora in cui ebbero origine il mondo e la terra: il 26 ottobre del 4004 a.C., alle 9 del mattino. Chi all'epoca ebbe il coraggio di contestarne il metodo sfidandone l'autorità ecclesiastica si limitò ad osservare che la lancetta dell'orologio forse andava spostata di qualche ora e di qualche minuto. Vent'anni di indagini archeologiche sul Palatino e al Foro Romano non potevano certo svelare tutti i misteri che accompagnano la Fondazione di Roma. Tanto meno la data e l'ora della nascita della città, frutto di una ipotesi dell'erudito Varrone che si è tramandata nei secoli: ipotizzò un regno di 35 anni per ciascuno dei 7 re di Roma risalendo a ritroso dal 509 a.C, l'anno della Repubblica.
Se ora ne sappiamo qualcosa di più lo dobbiamo anche al professor Andrea Carandini, considerato il maggior conoscitore della topografia dell'Antica Roma. L'ultima scoperta del professore, che insegna Archeologia classica all'Università La Sapienza, è la Domus Regia. L'ha presentata ieri a Firenze, in una sala stracolma più di appassionati che di addetti ai lavori, al V Incontro nazionale di "Archeologia Viva", e la scoperta sarà oggetto di una mostra che verrà allestita alle Terme di Diocleziano nel prossimo aprile con le ricostruzioni dell'architetto Riccardo Merlo.
Professore, come siete riusciti a trovare la Domus regia?
«Per anni abbiamo scavato sotto le case dei consoli romani, trovando straordinarie dimore arcaiche e, sotto, le mura di Romolo. Scavando più a ovest e scendendo verso il Foro abbiamo incontrato il Santuario di Vesta. Ed è qui che abbiamo scoperto i resti di un'altra Roma. Il Santuario era fuori dalle mura del Palatino ma dentro il Foro e conteneva la Domus regia, il centro sacrale e politico della città. Una dimora lunga e stretta, grande in tutto 345 metri quadrati, con un grande cortile. Al centro una grande sala capace di contenere anche 30 persone, con un bancone lungo le pareti e due colonne lignee. E altri ambienti, con una struttura che in un secondo momento diventa a elle e la facciata principale che però guarda sempre verso il Palatino».
E poi cos'altro?
«P oi abbiamo trovato due tombe di infanti, quasi certamente due bambine. Ed è una scoperta importante. Si tratta probabilmente di riti di fondazione e di obliterazione, risalgono cioè alla costruzione e al successivo abbandono della Casa regia e consistono in sacrifici umani. Cambiare l'assetto dei luoghi era considerato infatti dagli antichi una colpa grave. Da qui il sacrificio di infanti per ingraziarsi gli dei. E proprio nei giorni scorsi abbiamo trovato anche le ossa di un cane, un animale caro ai Lari che fu anch'esso sacrificato. Poi nella casa delle vestali abbiamo trovato un capanna con un focolare all'apice e una struttura all'angolo, una fossa servita forse per contenere cereali ».
E´ il focolare di Vesta?
«No, è il focolare della Casa delle vestali che curavano il focolare comune e stava in una capanna lì davanti».
Per quanti anni la Reggia fu abitata dai re romani?
«Alme no fino a Tarquinio Prisco. Con lui, che era un principe corintio, la duplicazione dei poteri diventa effettiva. La reggia verrà destinata in futuro al Rex sacrorum, il capo spirituale. I Re Tarquinii andranno invece ad abitare lì vicino e la loro casa con la Repubblica diventerà la casa del Pontifex Maximus. La Reggia ha continuato ad essere abitata almeno fino al 64 d.C., ovvero fino all'incendio di Nerone».
Il 21 aprile del 753 a.C è una data leggendaria. Ora la si può definire più "«storica"?
«Che la fondazione di Roma sia avvenuta "un 21 aprile" è una cosa possibile. Diciamo anche molto probabile. Il 21 aprile è un antichissimo capodanno pastorale. Dunque va preso in considerazione. Ma da qui a indicare un giorno e un anno preciso ce ne corre. L'arco di tempo che va preso in considerazione va dal 760 a.C. al 725».
È un fatto però che la leggenda della Fondazione di Roma e i recenti ritrovamenti archeologici stiano convergendo in un´unica direzione.
«Sì ma attenzione: noi stiamo parlando di tradizioni di tipo diverso, di tipo scritto e di tipo materiale. Stratificazioni verbali e letterarie sono armonizzabili ma non sono la stessa cosa. Nel nostro caso verbali e materiali convergono, c'è una tradizione che comprova un'altra tradizione. Insomma, è come se anziché avere un unico testimone ne avessimo due».
Perdoni la semplificazione: la bella favola di Romolo e Remo...
«Alt, la fermo prima che vada avanti. Non lo sappiamo. Non sappiamo come realmente siano andati i fatti e probabilmente non lo sapremo mai. Sappiamo però certamente che Romolo abitava sulla parte alta del Palatino, quella che affaccia sul Circo Massimo. E poi la sede si sposta verso il Foro Romano».
Ma se il nocciolo della leggenda risponde a verità allora anche la leggenda è antica.
«Fondazione di Roma, nocciolo della leggenda e calendario della città sono fatti che risalgono alle origini della città».
di Michael A. Cremo, Richard L. Thompson2. Archeologia Misterica
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di Luc Bürgin5. Il libro degli antichi misteri
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