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1 Febbraio 2005 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
L´archeologo di palazzo Tronconi: i reperti non sono del nostro cantiere
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"Gli undici blocchi di pietra calcarea di decorazione architettonica di epoca romana, fatti ritrovare nel 2001 in Piazza Santa Rosalia, a Sora, non provengono dal cantiere di Palazzo Tronconi". E' questa la tesi sostenuta ieri, durante l'udienza, dai vari testimoni di parte del proprietario del cantiere in questione. Il sito, che si trova in Piazza Garibaldi, da diverso tempo, però, è sottosequestro in quanto la Procura lo ha ipotizzato come area di provenienza dei reperti. E da circa un anno è in corso il processo teso a fare luce sul mistero, ossia chiarire da dove furono prelevati quei resti. E ieri c'è stata una sfilata di testimoni, tra cui l'archeologa Onorati, perito di parte. Con documenti cartografici e storici relativi al fiume Liri e perizie, al giudice Morra ha illustrato le ragioni per le quali sarebbe da escludere l'ipotesi di Palazzo Tronconi come area di provenienza dei resti. Ha spiegato, tra le altre cose, che in passato il sottosuolo sul quale oggi sorge la costruzione era interessato dal passaggio del fiume Liri. Di conseguenza, per la Onorati ci sono elementi importanti di carattere geologico che portano a escludere che nel cantiere di Piazza Garibaldi vi potessero essere "conservati" reperti archeologici. Gli altri periti di parte hanno argomentato mantenendosi sulla stessa linea. Legale della difesa, quindi del proprietario del cantiere, è l'avvocato Donato Mazzenga, che spiega: "E' stata dimostrata, con documenti importanti, l'estraneità alla vicenda del palazzo Tronconi". Ieri si è parlato anche del ritrovamento di frammenti di reperti, avvenuto nello stesso periodo, in alcune discariche di Sora, che furono subito sequestrate: una in località Cellupica e un'altra in zona Argani (entrambe già dissequestrate) e l'altra in località Terrazza. La difesa ha sostenuto che in quelle discariche non veniva portato solo materiale di rifiuto del cantiere Tronconi, ma anche quello proveniente da altre zone interessate dai altri lavori. Intanto sulla vicenda dell'ex Capitol i presidenti di alcune associazioni culturali hanno presentato al sindaco un documento: "Abbiamo chiesto di essere sentiti - dice Mike Di Ruscio (Sos Serapide) - e di poter apportare il nostro contributo a un'eventuale modifica del progetto di recupero dell'ex cinema".