Il più celebre monumento funerario della Via Appia, divenuto simbolo della strada, fu costruito al III miglio su un'altura, in posizione dominante: la nobile romana a cui fu dedicata questa tomba, Cecilia Metella, era legata per nascita e per matrimonio a due delle più illustri famiglie romane della fine dell'epoca repubblicana. Il padre Quinto Cecilio Metello era stato console nel 69 a.C. e, tra il 68 e il 65 a.C., aveva sconfitto la flotta dei pirati e conquistato l'isola di Creta, da cui ebbe il soprannome di Cretico. Il marito di Cecilia, invece, figlio del Crasso che aveva represso la rivolta dei gladiatori guidata da Spartaco nel 72 a.C., console e membro con Cesare e Pompeo del primo triumvirato nel 59 a.C., aveva seguito Cesare in Gallia tra il 57 e il 51 a.C. e aveva rivestito importanti cariche pubbliche. La tomba di Cecilia Metella è costituita da una base a pianta rettangolare sormontata da un tamburo cilindrico. Della base, alta otto metri, rimane solo il nucleo in calcestruzzo di selce, mentre del rivestimento si vedono solo i blocchi di travertino di ammorsamento che non fu conveniente asportare; il cilindro, alto ben undici metri e dal diametro di trenta metri, è ancora rivestito di travertino; la sua forma lo collega al genere architettonico del mausoleo di tradizione ellenistica, che proprio in quel periodo raggiungeva a Roma la massima diffusione. All'interno del mausoleo la cella funeraria a pianta circolare si sviluppa per tutta l'altezza del monumento in forma conica; le pareti sono in opera laterizia di ottima qualità, senza traccia degli originari rivestimenti forse di stucco. In questo spazio era deposta l'urna con le ceneri della defunta di cui non sappiamo nulla, oggetto di spoglio, come i rivestimenti del cilindro esterno, nel periodo in cui i materiali più pregiati dei monumenti antichi venivano asportati e riutilizzati per costruire altri edifici e come arredi. La storia della tomba si intreccia, nel cuore del Medioevo, con quella di un castello di cui diventa il torrione principale di difesa. La famiglia Caetani acquistò, nel 1303, la tenuta di Capo di Bove con l'intermediazione di Bonifacio VIII (Benedetto Caetani), il papa che nell'anno 1300 istituì il primo Giubileo, reintroducendo l'antica istituzione giudaica per la remissione delle condanne, tradotta ora in remissione dei peccati. Il castrum, costruito in posizione strategica a cavallo della Via Appia, circondato da una terra fertile che dava da vivere agli abitanti del borgo, si componeva di un palazzo signorile, di una chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicola, di alcune casette delle quali non si conservano tracce a vista e di una cinta muraria (ancora ben conservata, in parte visibile e in parte compresa entro proprietà private) con due porte sulla strada e numerose torrette di difesa. Altri proprietari e altre famiglie, come i Savelli, i Colonna e gli Orsini, sono legati alla storia di questo castello che rimase per pochissimi anni proprietà dei Caetani, destinato poi all'abbandono mentre dal suo torrione principale, il mausoleo, si asportavano i rivestimenti in pietra, le parti decorate più accessibili e l'urna che conteneva le ceneri della defunta, certamente di materiale pregiato. Il mausoleo di Cecilia Metella è stato descritto, disegnato, sezionato, inserito in raffigurazioni della campagna romana dal rinascimento ai nostri giorni, come elemento di preferenza per la sua forma e per quelle merlature sulla sommità che hanno cambiato la sua storia e hanno assegnato alla sua struttura una immagine unica immediatamente riconoscibile.
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