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16 Gennaio 2005 ARCHEOLOGIA
Ansa
Soccorsi per i templi di Karnak e Luxor
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IL CAIRO - Un piano di soccorsi per fermare l' allagamento, ormai in corso da dieci anni e forse piu', dei templi piu' prestigiosi e famosi d'Egitto, quelli di Karnak e di Luxor - che risalgono a tempi diversi, a partire dal 3300 avanti Cristo e che il farone Amenofi III, costruttore del secondo, fece unire con il famoso Viale delle Sfingi - e' stato annunciato dal ministro della cultura egiziano, Faruq Hosni.

Con la collaborazione della societa' svedese Swedco ed un finanziamento di 8 milioni di dollari dell' Usaid, l'agenzia Usa per lo sviluppo internazionale, il progetto mira ad allontanare dalle fondamenta dei templi e dalle basi delle colonne, gia' abbondantemente danneggiate, le acque saline e di risulta degli scarichi di aree abitate limitrofe.

''Queste acque hanno gia' fatto cambiare i colori e corroso parte dei monumenti'' hanno denunciato gli archeologi dell' Alto Consiglio delle antichita' egiziane, che compirono un primo sopralluogo nel 1993. Una vera iattura, se si pensa alla ricchezza di ornamenti di entrambi i templi, ma soprattutto di quello di Karnak, impreziosito dal faraone Seti I (padre di Ramesse II, che fece anch' egli iscrivere la sua 'vittoria' della storica battaglia di Qadesh nel tempio) con una sala ipostila affollata da file di colonne istoriate.

Cominciata, secondo i tecnici, con la realizzazione della Grande Diga di Assuan, l' invasione delle acque si e' poi intensificata con lo sviluppo di coltivazioni di canna da zucchero e riso tutt'intorno a quella ricca zona di reperti archeologici, oltre che con l' edilizia popolare sviluppatasi nell'area. Ma soprattutto si valuta che la Diga di Assuan, stabilizzando il livello delle acque del Nilo, abbia impedito quei flussi e riflussi che provocavano lo scioglimento del sale accumulatosi sulle colonne durante i periodi secchi. A nulla e' valso, pare, raccomandare ai contadini della zona di modificare i metodi utilizzati per innaffiare le loro colture, perche' in ogni caso le acque stagnanti hanno provocato la proliferazione di batteri e di funghi che hanno attaccato la pietra dei monumenti, devastandola.

''Pensare che per la prima volta nella storia dell' uomo - constata il segretario generale delle antichita, Zahi Hawas - un monumento come il tempio di Karnak, sopravvissuto a 5000 anni, dalle piu' antiche dinastie, ai lavori di allargamento e di arricchimento architettonico anche nei periodi greco e romano, oggi sia danneggiato tanto, e' veramente inaccettabile''.

Per questo il ministro Hosni non trascura la necessita' di attirare l' attenzione sulle ricchezze culturali dell' Egitto, sia pure rischiando critiche per il ritardo negli interventi di protezione, conscio del pregio inestimabile del patrimonio che amministra e dei riflessi economici sull' economia del suo paese che quest'anno si vanta di aver superato il record di otto milioni di turisti. ''Gli studi per questo salvataggio sono cominciati quattro anni fa - osserva fiero - ed ora finalmente si puo' cominciare a lavorare per salvare queste ricchezze dell' umanita'''.

Una rete di tubi di drenaggio sara' realizzata - ha reso noto il direttore tecnico del progetto, Khaled Abdel Hadi - per ridurre i flussi di acqua che raggiungono i templi e per pomparli in pozzi che saranno scavati lontano. Altre quantita' di acqua saranno riciclate e pompate nel Nilo. Quando sara' stata completata questa parte del progetto - ha affermato un altro responsabile, l' ing. Abdel Hamid Qutb - sara' avviato un altro studio per trasferire altrove l' attuale area residenziale che circonda il tempio di Karnak, riducendo ancor di piu' il livello di acque in circolazione nei suoli.