LONDRA - Anche Mushushu, il leggendario mostro protettore della città, nulla ha potuto davanti alla strafottenza, alla insensibilità, probabilmente all´ignoranza, delle truppe statunitensi. E così. Le quali, in occasione della guerra a Saddam, hanno trasformato la mitica Babilonia in una caserma andando avanti e indietro con jeep, blindati, cingolati. Il risultato? La risposta è contenuta in un rapporto del British Museum redatto da John Curtis, responsabile del dipartimento archeologico del Vicino Oriente, appena rientrato da un sopralluogo.
«Il pavimento (che qualcuno aveva messo lì circa 2600 anni fa) è finito sotto il peso dei veicoli militari le cui ruote si sono trascinate appresso frammenti archeologici spargendoli un po´ ovunque». Aggirandosi, scandalizzato, nella vecchia Babilonia, il signor Curtis si è poi imbattuto in "preziose" trincee formate da sacchi pieni di sabbia, terra e resti archeologici. Un "minestrone" di sabbia e terra che secondo John Curtis costituisce un «danno enorme»per gli archeologi di domani. «Una contaminazione» devastatrice.
Inoltre approfittando dell´assoluta mancanza di protezione dell´area, secondo il responsabile del British Museum, sostiene che più di qualcuno abbia tentato di portarsi via preziosi frammenti, come per esempio, le pietre che formavano i famosi dragoni della "Porta di Ishtar".
La città, già nota per il suo splendore mille anni prima che il Vecchio Continente potesse veder erigere qualcosa di simile, fu scelta dalle truppe Usa come base nell´aprile del 2003, subito dopo l´invasione dell´Iraq. Nel suo rapporto, John Curtis ammette che in un primo tempo, «l´insediamento del comando militare americano nel cuore del sito archeologico, fu vista come un fatto positivo al fine della salvaguardia della città». Nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe accaduto. «Molte zone - prosegue Curtis - sono state ricoperte con ghiaia compattatata e talvolta chimicamente trattata». E così Babilonia ha potuto assistere ad atterraggi e decolli di elicotteri, ha fatto da garage e da magazzino. «Difficilmente - sostiene Curtis - il luogo potrà fornire future credibili informazioni archeologiche.
Quello che racconta Curtis è «spaventoso» dice Lord Redesdale, capo del gruppo archeologico parlamentare inglese. Durissima la reazione anche del professore Schadla Hill dell´Istituto di archeologia della College University di Londra: «Gli Usa non sono stati in grado di proteggere la città contravvenendo alla Convenzione dell´Aja sulla protezione dei siti archeologici. Una delle tante Convenzioni che loro sembrano felici di ignorare».
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