Si confondono tra i ciottoli delle rive lagunari, si nascondono in mezzo ai detriti sulle spiagge, un destino comune a quello di un qualunque sasso o conchiglia. Le antiche pipe di terracotta, levigate dalla sabbia, riemergono così talvolta casualmente, si lasciano raccogliere dall'occhio attento e curioso che in quella forma bombata e decorata individua un piccolo tesoro, un prezioso reperto di archeologia minima. L'ultimo numero della rivista ArcheoVenezia, trimestrale dell'Archeoclub d'Italia diretto da Gerolamo Fazzini, è dedicato alle pipe storiche in terracotta, di cui il Lazzaretto Nuovo conserva una collezione importante, messa insieme attraverso i ritrovamenti e le numerose campagne di scavo effettuate nell'isola stessa.
La Repubblica di Venezia, come noto, adibiva il Lazzaretto Nuovo a luogo di contumacia e purificazione, mediante fumigazione, delle merci provenienti da paesi colpiti dalla peste. L'analogia tra i numerosissimi camini che svettavano nell'isola e quelli minuscoli delle pipe di terracotta non è casuale: nel Seicento, quando si diffonde l'uso del tabacco, si credeva fermamente nelle prodigiose virtù antisettiche e purificatrici del fumo proveniente da erbe aromatiche. Al tabacco, appena importato dai viaggi di Cristoforo Colombo, vennero subito attribuite proprietà medicinali e terapeutiche adatte a curare le più diverse affezioni, dall'emicrania alle bronchiti.
Venezia, capitale edonistica e raffinata, non tardò a fare della pipa strumento anche distintivo, elegante nelle sue diverse forme tra i denti del letterato e del patrizio. Nella seconda metà del Settecento sorse ad Oriago una manifattura di pipe che imitava quelle bianchissime dal lungo cannello, di gran moda, prodotte in Inghilterra e nelle Fiandre. Il Lazzaretto Nuovo, dove sostavano le merci provenienti dal Levante per la quarantena, ha restituito com'era logico attendersi anche numerose pipe turche e orientali, comprese quelle bulgare di Varna, dal caratteristico colore rosso, a forma di bulbo o di fiore, preferite da marinai, mercanti e soldati.
Il corredo del Lazzaretto annovera ancora pipe austriache e ungheresi, ricordo della passata dominazione asburgica, pipe padovane e francesi, ma la pipa più numerosa in laguna è ovviamente quella che siamo abituati a vedere nelle antiche fotografie impugnata dal pescatore, la celebre chioggiotta, la cui produzione venne avviata a Chioggia fin dalla metà del '600, continuando ai nostri giorni con le medesime fondamentali caratteristiche. Centinaia i modelli, dalle prime semplici forme delle origini a quelle via via più elaborate e raffinate del secolo scorso, ma sempre nel solco della tradizione: tre fori anziché uno all'interno del fornello e cannello di marasca, ciliegio presente allo stato semispontaneo lungo i litorali veneti, in grado di donare un effetto aromatico al fumo.
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