Cosa ci fa a 45 km da Sofia un pozzo sacro identico a quelli sardi?
La prima a chiederselo fu l'archeologa bulgara Dimitrina Mitova Djonova, oggi in pensione, che all'inizio degli anni Ottanta guidò un gruppo di ricerca nelle montagne ad ovest della capitale. E per effettuare un raffronto visitò i pozzi sacri di Ballao e di Paulilatino. I risultati della scoperta, pubblicati nel 1983 con il titolo "Megalithischer Brunnentempel protosardinischen Typs vom Dorf Gârlo, bez. Pernik" ("Tempio a Pozzo megalitico protosardo presso l'abitato di Gârlo, frazione di Pernik") passarono inosservati. Quattro anni dopo la studiosa, invitata a Selargius per il convegno internazionale di Archeologia "Un millennio di relazioni fra la Sardegna e i Paesi del Mediterraneo", a causa della Guerra Fredda e del clima suscitato dalle inchieste sull'attentato al Papa (e relativa pista bulgara) fu trattenuta in patria. La sua relazione "Elementi architettonici proto sardi nella penisola balcanica" giunse comunque al simposio suscitando scarsissimo interesse.
Le ricerche di Massimo Rassu
Solo nel 2003 un ingegnere cagliaritano, studioso di storia della Sardegna, volle ripercorrere i passi della Djonova.
Fu così che Massimo Rassu, autore di "Shardana e Filistei in Italia" grazie al prezioso aiuto di Alessandro Calia (vicepresidente dell'associazione culturale "Sardica" di Sofia) riuscì a visitare il sito archeologico. Prima dei Greci e dei Romani quell'area fu abitata dai Traci, che non hanno lasciato nulla di simile al pozzo di Gârlo. "Questo reperto – spiega Massimo Rassu – costituisce un'autentica anomalia archeologica e fino all'anno scorso era sconosciuto agli stessi bulgari".
I risultati della spedizione sono stati pubblicati sul numero 101 della rivista dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari Informazione (da cui sono tratte le immagini che pubblichiamo) con il titolo "I pozzi sacri in Sardegna e in Bulgaria, dopo tremila anni un collegamento da spiegare", disponibile in Internet all'indirizzo: www.ingegneri-ca.net/informazione/101/info101-f.html
Quali impressioni ha ricavato da questo sopralluogo in Bulgaria?
"I pozzi sacri sardi – continua Rassu – sono costruzioni sotterranee con camera interna circolare e cupola aggettante, o tholos. Questo di Gârlo è proprio simile a quello di Ballao: "Sa Funtana Coberta". E stando al suo interno per un attimo ho avuto l'impressione di essere in Sardegna".
Vi è dunque qualcosa in comune?
"Queste similitudini che possono interpretarsi come base di un culto comune: quello delle divinità legate alle sorgenti sotterranee".
Possiamo anche affermare che i costruttori furono gli stessi?
"Il problema non è semplice. Escludendo la possibilità che due popolazioni culturalmente diverse e geograficamente molto distanti abbiano risolto il problema idrico allo stesso modo, si può ipotizzare una qualche relazione storica tra esse. Ciò potrebbe significare che i Sardi si recarono in quelle aree. O che gli antichi abitanti della Bulgaria giunsero fino alla Sardegna. Oppure ancora, che una terza popolazione possa aver visitato entrambe in tempi diversi. Estendendo questa analisi ad altre civiltà si scopre che la tipologia costruttiva di fonte, pozzo, cisterna circolare con falsa cupola e a cui si accede tramite una scala è presente in altre aree che si affacciano sul Mediterraneo: Palestina, Creta, Grecia e Turchia. Le somiglianze sono tali da poter affermare che quelli presenti in Sardegna non sono elementi esclusivi dell'Isola".
Si può avanzare qualche ipotesi?
"Per alcuni autori stranieri, questo tipo di architettura è di origine micenea. Ad esempio, nell'Egeo esistono almeno trenta edifici a cupola con dimensioni simili a quelle dei pozzi sacri sardi".
Ma in Sardegna si contano oltre cento pozzi sacri. Questi numeri non dovrebbero significare qualcosa? "No. Innanzitutto il numero delle costruzioni presenti in Sardegna classificate come pozzi sacri sarebbe da verificare. Solo una decina di questi è stata adeguatamente portata alla luce e studiata con tecniche moderne, mentre non si sa con certezza quanti dei circa novanta restanti siano stati pozzi realmente "Sacri". In secondo luogo i pozzi presenti a Creta, in Grecia, in Palestina e questo di Gârlo, sono stati datati tra il 1450 e il 1100 a.C. ossia almeno tre secoli prima di quelli sardi. Infine l'attuale superiorità numerica dei pozzi sacri sardi non riveste valore di prova scientifica, dato che non siamo in grado di dire con certezza chi è venuto prima. Infatti, se consideriamo ad esempio lo stile Neoclassico, che nacque nell'Europa napoleonica, la sua massima diffusione si può riscontrare negli Stati Uniti"
In Bulgaria ha avuto modo di conoscere l'archeologa Dimitrina Mitova Djonova?
"Certo. Con l'aiuto di un giovane sardo, Alessandro Calia, e della moglie Pavlina Todorova, in veste di interpreti, ho potuto avere un interessante scambio di opinioni su questi temi. La studiosa mi ha rivelato che sta ultimando un nuovo studio sui contatti tra la Sardegna e la Bulgaria nell'antichità e ha espresso il desiderio di poter visitare di nuovo l'Isola e conoscere altri ricercatori".
In un saggio Dimitrina Mitova Djonova sulle migrazioni dei popoli semiti nei territori dell'attuale Bulgaria, pubblicato in "Bulgarians and Jews", la migrazione dei Sardi verso le aree dell'Asia Minore viene evidenziata dai "toponimi etnici" che iniziano per Sard o Serd. In Lidia gli abitati di Sard e Sardis. In Misia la città di Sardesos e la montagna di Sardene. In Tracia dalla località di Serdi o Sardi. E l'antico nome di Sofia, capitale della Bulgaria? Era Serdika o Sardika.
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