Una recente scoperta allarga le nostre conoscenze sul mondo spesso arcano dell'antico Egitto: un team di chimici e archeologi tedeschi (Università di Tubinga e Istituto Doerner di Monaco di Baviera) ha stabilito con sicurezza che un fondamentale ingrediente per il processo di mummificazione era costituito da un olio resinoso ricavato dall'albero del cedro. Gli studiosi l'hanno compreso dopo l'esame della mummia di un certo Saank-Kare, ancora in ottimo stato di conservazione e risalente al 600 a. C. (periodo tardo). L'olio di cedro conterrebbe un particolare agente conservante, il guaiacolo, che grazie ai suoi potenti agenti antibatterici consente un'eccellente preservazione dei tessuti senza a sua volta danneggiarli. I ricercatori tedeschi hanno inoltre sperimentato quest'olio resinoso e ricco di essenze profumate sulla carne fresca di costato di maiale, con risultati sorprendenti: i tessuti dopo settimane dal trattamento risultavano perfettamente conservati e l'aspetto dell'epidermide era rimasto inalterato. L'egittologia ufficiale aveva sempre pensato all'impiego dell'olio di ginepro nel processo di mummificazione, abbondante nel Paese del Nilo e le cui bacche sono state in alcuni casi trovate serrate in mano alle mummie. È invece evidente che il ginepro doveva avere solo funzione esornativa e magari sacra, anche perché risulta totalmente privo di elementi antibatterici come il guaiacolo. Da non dimenticare poi che già Plinio il Vecchio (I secolo d. C.) nella sua Naturalis historia aveva menzionato come olio preservante per l'imbalsamazione il cedrum: e tuttavia l'archeologia ufficiale non aveva mai dato il giusto peso al dato pliniano. L'analisi di questi risultati ci permette di spingerci oltre il mero dato scientifico. La mummia analizzata apparteneva a un personaggio di estrazione sociale ordinaria: «Questo ci induce a pensare che anche nella mummificazione non elaborata, dopo l'evisceramento e il bagno della salma nel salnitro, si provvedesse a usare elementi chimici che ne garantissero una perfetta conservazione; e che lo si facesse con la stessa cura riposta nella mummificazione di un faraone o di un notabile di corte. Di fronte alle esigenze religiose lo scrupolo era totale e riservato a tutti i cittadini«, osserva Stefania Sofra, egittologa della Sapienza. Inoltre l'impiego del cedro ci mostra l'intensità dei rapporti commerciali tra Egitto e popoli dell'Antico Vicino Oriente, dove l'albero cresceva spontaneo: «E non è un caso che l'uso dell'olio di cedro sia attestato in particolar modo nel periodo tardo - continua Sofra -; i rapporti commerciali tra le due regioni, se sono stati accertati fin dal III millennio a. C., si sono poi intensificati con il Nuovo Regno già avanzato (attorno al 1000 a. C.), dopo gli Hyksos e dopo le vicende legate all'Esodo di Mosè».
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