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14 Settembre 2004 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Sono centinaia i reperti riportati alla luce dagli scavi archeologici
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CAPESTRANO - Capestrano mostra è ancora uno scrigno pieno di tesori. Oltre cento tombe e centinaia, si parla di oltre 500, di reperti archeologici tra vasi, coppette in ceramica, bacili, armi, ornamenti in bronzo e ferro, balsamari di vetro, tutti riferibili ad un priodo che va dal VII al VI secolo avanti Cristo.

Questo vero e proprio tesoro culturale è emerso dalla terra nel corso della campagna di scavi condotta nel 2003, proprio in quella zona dove nel 1934 venne alla luce quella statua, il Guerriero di Capestrano, monumento funerario diventato l'icona dell'Abruzzo protostorico.

La campagna di scavi dell'anno scorso, durata tre mesi e ccondotta dalla società Archeores Srl sotto la direzione della Sovrintendenza Archeologica di Chieti, si è svolta nell'ambito del progetto "Equal" ed ha permesso di delimitare l'ambito di questa necropoli.

Tra le tante tombe individuate c'è n'è una che ha attratto l'attenzione del "National Geographic", prestigioso periodico di natura e archeologia, che nel numero di questo mese dedica molto spazio a questa tomba che doveva essere quella di una persona di rango. Sicuramente come quella del famoso "guerriero" che era una persona di grande prestigio cui Adriano La Regina, sovrintendente archeologico di Roma e una delle massime autorità in questo campo, ha dato un nome: Nevio Pompuledio, nome decifrato dall'iscrizione in lingua dei Piceni, un nome molto simile a quello di uno dei sette Re di Roma: Numa Pompilio.

Giovedì si tiene nelle sale dell'Aeroporto d'Abruzzo, promosso da Abruzzo Sviluppo, unitamente ai partner, Austria, Finlandia, Belgio e Francia, una Conferenza transnazionale dal tema "Europa: le aree urbane come porte d'accesso e sistemi di connessione per lo sviluppo delle zone interne"