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5 Settembre 2004 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
L'antico Sudan al British Museum
tempo di lettura previsto 2 min. circa

LONDRA – Il Sudan, oggi lacerato da guerra civile, miseria e disordini, non è stato sempre così.

Per secoli il paese più grande dell´Africa fu un gioiello della corona culturale del continente – ricco, potente, e punto d´incontro tra il Mediterraneo, il Sud Africa ed il Medio Oriente.

Nel tentativo di cancellare la moderna immagine di violenza e miseria epitomata dalla crisi nella regione occidentale di Darfur, dove migliaia di persone sono state uccise e molto più di un milione evacuate, il British Museum organizza una prestigiosa esposizione. A partire da 9 gennaio, i visitatori saranno trasportati dal 200, 000 a.C. fino alla fine del XIX, attraverso i regni Egizi, i Romani, la Cristianizzazione, l´Islamizzazione ed il governo anglo-egiziano.

L´ingresso sarà libero, ma verrà richiesto ai visitatori di versare un contributo per le associazioni umanitarie che operano nel Darfur, dove le milizie arabe sono accusate di uccidere i coloni africani.

Molti dei 320 oggetti in esposizione non sono mai usciti dal Sudan.

Tra gli oggetti funerari, piccole figurine incise risalenti al 4, 500 a.C., che non sfigurerebbero in una moderna mostra d´arte astratta.

I visitatori saranno accolti da una statua a grandezza naturale del sovrano kushita Anlamani, significativo indicatore della commistione tra mondo arabo e africano che ha sempre caratterizzato il Sudan. Il sovrano è infatti ritratto in posa egizia, ma reca tratti inconfondibilmente africani.

Questo dualismo percorre molti degli elementi della mostra.

Si potrà ammirare una lapide funeraria fittamente iscritta per un regnante nubiano – di evidente influenza egiziana – chiamato Amenemhat, risalente al 1, 450 a.C. La fiorente civiltà nubiano-egiziana era conosciuta come Kush nel mondo antico. Si verificarono molti scambi fecondi tra le due civiltà, come testimonia anche la cronologia dei faraoni egizi.

Seppure meno conosciute di quelle egiziane, anche il Sudan è ricco di piramidi; gli archeologi ne hanno fino ad ora scoperte circa 300, e sostengono ve ne siano molte altre ancora da scoprire.

Grazie alle fertili valli del Nilo, che correva per tutta la lunghezza di un paese altrimenti arido, vi furono tempi di prosperità, in cui si svilupparono l´agricoltura, l´allevamento del bestiame e l´artigianato. A testimonianza dell´abilità dei sudanesi, una raffinata gioielleria, e ceramiche di altissimo livello, databili al 2, 500 a.C.

La mostra risponde anche ad un´annosa questione. Il dio nano Bes – che sembra un gargoyle, ma è una divinità amichevole che protegge le case e la tranquillità domestica, e usualmente ritratta in forma di ermafrodita – è mai stato rappresentato con soli attributi femminili? Uno dei pezzi centrali della mostra è appunto una raffigurazione di Bes inconfondibilmente donna.

La mostra poi attraversa il processo di cristianizzazione (VI secolo d.C.) ed la successiva islamizzazione, 900 anni dopo.

Gli archeologi sostengono che il Sudan ha appena iniziato a svelare i suoi segreti, e lo considerano zona ricchissima di reperti e testimonianze di un passato lontano.