Abydos si avvicina. Non è più solo un bel progetto veneto la valorizzazione del cuore più sacro dell'antico Egitto: il Governo egiziano ha fissato le date. A Roma, l'11 novembre, all'Accademia delle Arti della Repubblica d'Egitto, sarà presentato il libro "Abydos, Egitto", destinato a essere il volano del "Progetto Abydos". Poi a dicembre il viaggio in Egitto per un contatto con la missione tedesca diretta da Gunter Dreyer cui da anni è affidato lo scavo archeologico. E l'anno prossimo l'allestimento della grande mostra fotografica itinerante (prima tappa nel Veneto) con la quale sarà possibile far conoscere Abydos nel mondo, e permettere così la raccolta dei fondi necessari al progetto.
Paolo Renier, trevigiano di Tarzo, appassionato fotografo e creatore d'immagine, "padre" del progetto, è pronto a "varare" il piano di lavoro con la reverenza che si addice all'antico pellegrino devoto agli dei del Nilo e l'intraprendenza di un moderno manager, a metà strada tra l'operatore culturale e il volontario di un'organizzazione umanitaria non governativa. Perché questo è il "Progetto Abydos" nato tra i dolci rilievi della pedemontana trevigiana, dalla mente di Paolo Renier, che dall'Egitto è stato quasi "folgorato", come attratto da una forza interiore misteriosa («Ho sentito il richiamo di Osiride», commenta scherzando): da una parte il recupero e la valorizzazione del sito archeologico di Abydos, a 150 chilometri a nord di Luxor, per tremila anni meta frequentata di pellegrinaggi al monticolo ritenuto per tradizione il luogo dove era sepolta la testa di Osiride; dall'altra anche l'aiuto concreto alla gente, molto povera, del villaggio moderno, con la creazione di un centro polifunzionale con punto medico per i bambini, i più a rischio di fronte al turismo di massa.
A tre anni dall'abbozzo dell'idea, presentata a Mestre, Conegliano, Lido di Venezia e Jesolo, il progetto ora non solo prende forma ma acquista anche sostanza. «Il primo contatto avuto nei mesi scorsi a Roma con Samir Gharib, direttore dell'Accademia delle Arti della Repubblica d'Egitto e quello con l'egittologo Ayman Abdelmaneim è stato fondamentale», ricorda Paolo Renier, «ma le porte si sono letteralmente aperte quando, proprio grazie all'Accademia, sono riuscito a incontrare il ministro egiziano della Cultura, Farouk Hosny, che è rimasto entusiasta del mio progetto e, anzi, mi ha anche pregato di stringere i tempi per poter avviare il progetto Abydos entro l'anno».
Paolo Renier, che fin dall'inizio ha potuto contare sull'appoggio di altri due veneti importanti, l'egiziano di nascita ma mestrino di adozione Vittorio Russo, esperto di turismo e di scambi culturali Italia-Egitto, e il veronese Albero Siliotti, egittologo, certo non avrebbe mai pensato che la sua idea potesse appassionare nientemeno che Sergio Donadoni, accademico emerito dei Lincei, uno dei più grandi egittologi al mondo. Proprio lui, insieme alla moglie Anna Maria Roveri, pure egittologa, una vita alla guida del museo Egizio di Torino, sta valutando la possibilità di scrivere la prefazione al libro di Paolo Renier. «Sono già onorato dal fatto che i due luminari non abbiano escluso questa possibilità», taglia corto, visibilmente emozionato al ritorno dal museo Egizio di Torino dove ha incontrato i due "mostri sacri" dell'Egittologia mondiale.
Ma il tempo stringe. Il libro "Abydos, Egitto", prima tappa del progetto, deve essere pronto per il grande appuntamento romano dell'11 novembre quando saranno presenti oltre ai rappresentanti dei due governi, studiosi e appassionati della grande civiltà dei faraoni, e imprenditori che nella valle del Nilo hanno interessi e lavoro. «Non sarà un testo di archeologia in senso stretto», precisa Renier, «ma un libro essenzialmente fotografico, accompagnato da testi bilingue, sintetici ma scientificamente rigorosi. Ho voluto dar vita a un reportage tra antico e moderno, tra storia millenaria e vita quotidiana, frutto delle tante settimane che ho trascorso ad Abydos in periodi diversi: immagini che spero rendano quelle magiche atmosfere e quelle emozioni che ho provato quando mi sono trovato a tu per tu con tanta arte e storia avvolta ancora nel mistero». L'avvicinamento ad Abydos è iniziato. Ora bisogna trovare i compagni di viaggio, a cominciare da imprenditori sensibili in grado di sostenere un'operazione culturale e di solidarietà. Renier è fiducioso: «Quando si vede quel luogo, Osiride "prende" chiunque. Io ne so qualcosa...».
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