MONTECOPIOLO - Niente è scontato in archeologia e cercando un torrione può capitare che invece emerga una necropoli. Gli ingredienti per un romanzo ci sarebbero tutti: un castello diroccato (dove ebbero origine i duchi di Urbino), una "affollata" necropoli e una preparata equipe di archeologi alla ricerca delle origini dei duchi di Urbino. Dal luglio 2002, presso il castello di Monte Copiolo, l'insegnamento di Archeologia Medievale dell'Università di Urbino ha aperto il suo primo cantiere archeologico. Grazie alla sensibilità dimostrata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche nei confronti di questa ricerca, stanno emergendo dati assai significativi per giungere ad una precisa ricostruzione storica dell'attuale area del Montefeltro.
«La campagna di scavo 2004 - dichiara la professoressa Anna Lia Ermeti, archeologa medievista - si è concentrata in vetta al monte che ospita le rovine del castello, all'interno dell'area che racchiudeva le strutture signorili. Cercavamo il torrione principale che avrebbe dovuto essere posto nel punto più alto della fortificazione, è invece emersa una necropoli». A che periodo risalgono le sepolture? «Dal modo in cui sono stati inumati i corpi, possiamo affermare che si tratta del periodo medievale. Soltanto lo studio dei reperti, tuttora in corso, potrà datare con più precisione le tombe». Si tratta di adulti? «La maggior parte delle sepolture riguarda bimbi in tenera età, ma erano presenti anche resti di adulti. La mortalità infantile era piuttosto diffusa. I resti umani sono in fase di studio da parte di una equipe di paleopatologi, ciò ci permetterà di conoscere le cause del decesso e le abitudini di vita degli inumati».
E il torrione principale del castello? «Deve essersi innestato, probabilmente, sopra la necropoli, in un secondo momento». Il castello di Monte Copiolo sorge a quota 1030 metri, a poca distanza dalla fortezza di San Leo e dalla Repubblica di San Marino. Il progetto di ricerca archeologica, sostenuto dall'amministrazione comunale di Montecopiolo, si prefigge l'ambizioso obiettivo di recuperare, nei prossimi anni, la fortificazione anche sotto il profilo architettonico. Il team di ricerca, posto in campo dall'Insegnamento di Archeologia Medievale, è formato, oltre che da archeologi, anche da storici, geologici, restauratori e da altre professionalità specializzate. Al recupero del castello si sono affiancati anche sponsors privati: una litografia la "Litocolor di Pesaro", una fabbrica di maniglie, la "Pomal di Montecopiolo" ed infine "Oliviero", la "città dell'Abbigliamento". Una prassi normale in archeologia? «La ricerca archeologica richiede un continuo stanziamento di fondi - risponde la professoressa Ermeti - e spesso i Comuni, da soli, non riescono a sostenere interamente la ricerca. Quest'anno abbiamo avuto un piccolo sostegno da parte di sponsors privati, un interessamento che dimostra come l'archeologia possa affascinare anche persone al di fuori di questo àmbito». Se l'aspettava una scoperta del genere nel cuore del Montefeltro? «Sinceramente no. Trovare circa cinquanta tombe in 7 metri per 7, un'area assai ristretta, non accade spesso, è una scoperta importante che ci aiuterà a delineare le prime fasi abitative del castello. Si tratta, dal tipo di inumazione e dalla stessa posizione dominante della necropoli, di sepolture di rango». Potrebbero essere i primi "conti di Montefeltro"? «L'archeologia è una scienza che purtroppo non permette un eccessivo utilizzo della fantasia. Certamente sarebbe affascinante trovarsi di fronte agli antenati dei duchi di Urbino che, come vuole la tradizione, proprio da qui ebbero origine».
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