MINERVINO - Un insediamento urbano di circa 2300 anni fa è venuto alla luce al termine della campagna di scavi effettuata nella zona di Torlazzo, a Minervino Murge.
Gli scavi hanno portato al recupero di frammenti di case e di dodici tombe quasi intatte, oltre a vasi, oggetti in metallo, fibule, monili e corredi funebri. I lavori sono stati effettuati dal team di archeologi della società Lucania, sotto la direzione dell´ispettrice di zona della Soprintendenza archeologica della Puglia, Marisa Corrente.
Come spesso accade, a dare il via allo scavo erano stati i ritrovamenti effettuati durante i lavori di rifacimento della rete idrica e fognaria. Le ruspe - che lavoravano per conto dell´Acquedotto pugliese per realizzare la conduttura principale del Sinni, che rifornirà d´acqua l´abitato minervinese - hanno fatto affiorare i primi frammenti e le prime tracce di quella che si sarebbe poi rivelata una straordinaria conferma delle origine preromane della cittadina murgiana. Quello che dovrebbe essere stato - un importante insediamento urbano di circa duemila e trecento anni fa è vento man mano alla luce dopo tre mesi di lavoro.
«Avevamo già trovato frequentazioni preistoriche, ma qui abbiamo notato un conglomerato abitativo ben diverso da quello ellenistico: una commistione di case e sepolture tipico della civiltà dauna lo si ritrova in Basilicata, nel Vulture melfese, a Lavello». Recuperati corredi funerari maschili e femminili, vasi ornamentali, orecchini, bracciali, punte di giavellotto, ceramica a figure tipica della zona canosina.
Proprio le ceramiche canosine testimoniano la commercializzazione e l´acquisizione di beni di lusso che dimostrano il livello medi altro dei ceti delle «familiae» che abitavano l´insediamento
I ritrovamenti sono divisi in tre tipologie di tombe: tufacea, a fossa e controfossa e a grotticelle (tipiche del periodo che va dal VI al IV fino al III sec.a.C.).
Ritornata alla luce anche una struttura con mura poderose, differente per dimensioni e tecniche costruttive: una struttura che non sarebbe stata una casa, né un luogo di culto: probabilmente un luogo dove si riunivano i capi delle «familae» per decidere, e che si collegherebbe ad una fase successiva legata all´arrivo dei romani.
O forse potrebbe trattarsi di una torre: questo coinciderebbe perfettamente con il nome della zona, appunto «Tor-lazzo».
Ipotesi che aggiungono suggestione alla già affascinate area archeologica appena scoperta.
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