Si è conclusa in questi giorni la quarta campagna archeologica condotta dalla Scuola di specializzazione in Archeologia dell'Università di Padova in un sito di grande interesse situato a Montegrotto Terme lungo la via Neroniana, fra l'Hotel Terme Neroniane e la linea ferroviaria Padova-Bologna. I lavori rientrano in un progetto pluriennale di indagine storico-archeologica per lo studio e la valorizzazione della Montegrotto romana avviato nel 2000 dal professor Giovanni Gorini (direttore della stessa scuola di specializzazione), in accordo e in piena collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto (e in particolare con la dott. Simonetta Bonomi) e con il Comune di Montegrotto Terme.
Tale progetto si pone gli obiettivi di conoscere il paesaggio naturale e antropico del sito nelle epoche antiche, valorizzare l´area, ai fini della conservazione e musealizzazione delle strutture emerse nel corso degli scavi e della divulgazione dei risultati conseguiti, così da avere una grande ricaduta culturale sul territorio che ospita le attività archeologiche; infine formare gli studenti della Scuola di Specializzazione.
L'area termale euganea era nota e frequentata già in epoca protostorica come santuario a carattere comunitario organizzato attorno a un laghetto sacro, sulle cui rive si sono raccolti migliaia di ex voto. Il culto delle acque si mantenne vitale anche in età romana, per quanto con la romanizzazione il potere benefico e curativo delle sorgenti termali venne in qualche modo svincolato dalla sfera strettamente religiosa e si trasformò in un romettente «affare» economico. Rapidamente il paesaggio cambiò volto: le numerose fonti d'acqua medicamentosa vennero sistematicamente sfruttate con una serie di impianti, che sorsero con ogni probabilità senza un ordine preciso.
Ciascuna sorgente venne collegata a una o più vasche mediante cunicoli e tubature, mentre intorno si aggregarono strutture per l'accoglienza e il tempo libero, come quelle ancor oggi visibili nell´area archeologica di via Scavi, ove, oltre a tre grandi vasche, fu portato alla luce un piccolo teatro probabilmente coperto, databile all'età augustea. Tuttavia, la continuità insediativa in questo territorio, ancor oggi frequentata stazione termale, ha determinato in molti casi la perdita definitiva delle tracce del passato, che emergono in modo frammentario e occasionale.
I rinvenimenti archeologici hanno restituito finora un quadro solo parziale del fiorente passato dell'area attestandone la vitalità e la ricchezza, ma lasciando aperte importanti questioni storico-topografiche, quali il profilo urbanistico del centro in epoca romana e la sua organizzazione politico-amministrativa. Le campagne di scavo della Scuola sono iniziate nel 2001 (direttrice: Paola Zanovello; responsabili operative: e Maria Stella Busana): i risultati fin qui conseguiti sono di grande interesse, in quanto nell´area sta venendo alla luce un grande complesso architettonico, caratterizzato da un alto livello di raffinatezza decorativa.
Una ripresa aerofotografica realizzata nell'estate 2003, in condizioni di particolare siccità, integrata con i dati geofisici e i sondaggi archeologici, sembra suggerire l´articolazione generale dell'edificio che doveva estendersi per una superficie stimabile attorno ai 12000 mq: a meridione probabilmente si apriva un ampio spazio aperto, probabilmente un giardino, definito da un portico con una grande esedra in corrispondenza dell'asse principale nord-sud; a settentrione invece si sviluppa il corpo di fabbrica principale, caratterizzato da un fronte porticato mosso da nicchie rettangolari e semicircolari e articolato in diversi nuclei di ambienti, organizzati attorno ad altri spazi aperti e collegati da corridoi-porticati di disbrigo.
Non è ancora possibile definire l'interpretazione funzionale dell'edificio: nella fase attuale della ricerca sembra possibile ipotizzare che si tratti di una ricca villa privata, ma va verificata un'eventuale relazione con le imponenti strutture termali (fra cui alcune vasche monumentali) che la Soprintendenza Archeologica sta portando alla luce a poche centinaia di metri di distanza, al di sotto di una nuova ala dell'Hotel. Più sicuro è invece l'inquadramento cronologico: siamo in età augustea.
Due sono le aree di scavo finora aperte. In quella più settentrionale è emerso un nucleo di ambienti che la tipologia dei pavimenti, i materiali architettonici e i frammenti di intonaco raccolti negli strati di crollo-abbandono evidenziano come un settore a carattere residenziale, estremamente ricco e raffinato.
Il fulcro dell'impianto sembra identificabile in una vasta sala dalla superficie di circa 120 mq, ubicata in asse con l'esedra meridionale e caratterizzata da un elegante pavimento in intarsi marmorei di lastrine bianco-nere disposte secondo due motivi decorativi, uno a triangoli, esagoni e rombi, l'altro a quadrati e rettangoli. Ai lati di tale ambiente, con disposizione simmetrica, se ne aprivano altri di diverse dimensioni, pavimentati in mosaici bianco-neri o ancora in intarsi di marmi colorati, provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo, anch´essi caratterizzati da una notevole raffinatezza.
Nell'altra area di indagine sono emersi altri vani, di cui i due più vasti dovevano essere riscaldati, come prova il rinvenimento di pilastrini di trachite che dovevano sostenerne i pavimenti: alcuni di questi ambienti risultano databili fra la fine del I e gli inizi del II sec. d.C. e quindi attestano una fase di ristrutturazione-rifacimento edilizio del complesso architettonico. In questo settore si sono individuate anche strutture attribuibili la un momento ancora successivo (IV-V sec. d.C.), quando l´edificio conobbe una radicale trasformazione, conoscendo uno sfruttamento di tipo probabilmente artigianale-produttivo.
Sempre a questa fase vanno attribuite anche tre tombe individuate all'estremità nord-occidentale del campo, le quali si impostarono sopra i vani del settore settentrionale, ormai defunzionalizzati e in abbandono, intaccandone i mosaici pavimentali. Questa fase di vita tardoantica-altomedievale risulta di grande interesse, perché raramente evidenziata nel territorio di Montegrotto dalle analisi archeologiche, ma ampiamente attestata dalle fonti letterarie, che ricordano fino al VI secolo la grande vitalità dell'area e dei suoi stabilimenti termali. Anche i materiali raccolti nel corso degli scavi rivelano l´eleganza e la ricchezza dell´edificio: si tratta in particolare di materiali scultorei e architettonici, di antefisse che decoravano il colmo del tetto, di cornici in stucco, di frammenti di intonaci dipinti con pigmenti anche molto costosi, provenienti fin dall'Egitto.
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