Molto più di una mostra quella che si apre oggi al Colosseo, dove resterà in scena fino al 9 gennaio. Per la doppia impronta d´autore che la caratterizza: la fantasia tecnologica di Massimiliano Fuksas, uno degli architetti italiani più gettonati nel mondo, e l´appassionato rigore del soprintendente Adriano La Regina, da agosto in pensione dopo quasi trent´anni di governo dell´archeologia romana, che si congeda, lasciando a futura memoria gli stimoli e le provocazioni di quest´iniziativa. Per l´impatto visivo che spezza la cornice dove l´esposizione, impreziosita da una ventina di statue trovate di recente nell´area, è confinata. Di notte l´allestimento, uno schermo a spirale che entra ed esce dai fornici del piano alto, e il fascio luminoso che lo avvolge irradieranno all´esterno fasci di luci blu, come pulsazioni di un cuore alieno che pulsa trapiantato nello scheletro di marmo dell'Anfiteatro. Mentre altre luci dello stesso colore ritaglieranno nel buio il rettifilo dei Fori, vero protagonista dell´operazione.
E, infine, per il tema che riporta alla ribalta: l´assetto dell´area archeologica centrale, che è da almeno due secoli la scommessa culturale e urbanistica su cui si è giocata e si continua a giocare l´immagine di Roma. E il suo futuro.
Già, la sistemazione dei Fori, « un parco archeologico che è patrimonio del mondo» sottolinea Adriano La Regina, lamentando la miopia del governo che ha relegato il problema nelle secche dell´ordinaria gestione, tagliando persino i fondi su cui la soprintendenza, con la concessione dell´autonomia, avrebbe dovuto contare. Il dibattito si accese all´inizio degli anni ´80, quando il piazzale del Colosseo venne liberato dalle macchine, il Campidoglio saldato al Foro romano, i monumenti di marmo sottoposti a radicale terapia. E la giunta Petroselli lanciò l´idea di smantellare il rettifilo anni ´30 della Via dei Trionfi per riportare alla luce le antiche piazze imperiali, isolate ai lati dello stradone. Obiettivo contestatissimo su cui tra furenti polemiche la discussione e gli studi si incagliarono. E hanno continuato a rimanere incagliati. Relegati in sordina anche quando l´operazione si è rimessa in moto con gli scavi di nuovi spicchi dei Fori, sepolti sotto i giardini.
E´ il punto morto che questa mostra cerca di sbloccare, con una proposta elaborata da Massimiliano Fuksas e da sua moglie Doriana Mandelli. Nel plastico e nelle simulazioni che la riassumono l´asse di via dei Fori, ( secondo Fuksas «discutibile ma ormai irrinunciabile innesto di modernità sul corpo della città antica» ), viene conservato in tutta l´ampiezza della sua carreggiata. Ma si trasforma in un lungo ponte, poggiato su ampie arcate, sotto le quali gli archeologi potranno continuare a scavare fino a liberare, e rendere percorribili tutte le antiche piazze interrate. Ponte da cui Fuksas pensa di irradiare, sulla traccia delle strade rinascimentali smantellate, una rete di passerelle di materiali facilmente spontabili, sospese a varie quote, come balconate per ammirare e rileggere quel che resta dei recinti imperiali. Maglia che arricchisce con una serie di piattaforme più ampie e coperte, che appaiono come piccoli dischi volanti, dove suggerisce di installare anche bar, ristoranti, centri informativi. Un sasso lanciato nello stagno. Piaccia a no ha già ottenuto un primo risultato. Attorno alla proposta e alla mostra il sindaco Walter Veltroni promette di organizzare un convegno internazionale. Cui affida il compito di mettere a fuoco le linee di un concorso di architettura per riprogettare l´intero assetto dell´area dei Fori. E di quella alle spalle del Palatino, che si amplierà- annuncia- con la pedonalizzazione di via dei Cerchi e la trasformazione a museo del gigantesco palazzo di uffici comunali.
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