E' uno dei maggiori raggiungimenti dell'archeologia urbana': così il Prof. Andrea Carandini ha definito il recentissimo scavo della Meta Sudans, la fontana di età flavia che sorgeva tra il Colosseo e l'Arco di Costantino, demolita tra il 1933 e il 1936 per la costruzione di Via dei Trionfi e Via dell'Impero. I risultati degli scavi archeologici sono stati presentati nel corso del convegno 'Progetto Meta Sudans. Indagini e valorizzazione', svoltosi il 21 giugno presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme e promosso dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, dal Dipartimento di Scienze dell'Antichità dell'Università di Roma "La Sapienza", dalla Fondazione BNC - Banca Nazionale delle Comunicazioni e dal Rotary Club Roma Est.
I lavori nella piazza del Colosseo sono stati diretti dalla Prof.ssa Clementina Panella su concessione di scavo rilasciata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: nel dicembre 2000 fu stipulata, in base alla Legge 14.01.93, una convenzione tra la Soprintendenza e il Rotary Club Roma Est, con il contributo economico della Fondazione BNC, per il restauro delle strutture della Meta Sudans e la risistemazione dell'area, previo completamento delle indagini archeologiche.
La Meta Sudans (la Meta sudante) fu costruita nell'ultimo quarto del I secolo d.C. dagli imperatori Flavi, ai quali si deve lo stesso Colosseo: la sua struttura tronco-conica replicava la forma delle mete degli antichi circhi, i traguardi che segnavano il punto di svolta per i carri alle estremità della spina centrale, mentre l'acqua stillava come per sudore. Della struttura, di altezza pari a 60 piedi romani (circa 18 metri), restano oggi solo le fondazioni concentriche ma il suo aspetto è ricostruibile grazie alle numerose monete che la raffigurano. Dal 90 d.C., infatti, la Meta Sudans diventa un punto fisso nella topografia della Valle del Colosseo. La struttura era collocata nel punto di convergenza di 4 (o 5) delle 14 Regioni in cui Augusto aveva suddiviso Roma nel 7 a.C. (II, III, IV, X e forse la I) e di altrettanti assi stradali. Questa speciale collocazione urbanistica non è tuttavia una prerogativa della Meta Sudans flavia, quanto di una struttura precedente rivelata proprio dagli scavi condotti nell'area: i lavori, iniziati nel 2001 e conclusi nel dicembre 2003, hanno infatti portato all'eccezionale ritrovamento, a sei metri di profondità, di un'altra fontana simile alla Meta Sudans ma di minori dimensioni e databile all'età di Augusto. La struttura, dotata di un saliente centrale alto circa 16 metri e di una vasca mistilinea con pareti in travertino animate da pilastri da cui sgorgava l'acqua, bruciò nell'incendio del 64 d.C. e fu quindi occultata dalle costruzioni che vi si sovrapposero. La scoperta ha in parte modificato il programma dei lavori, dal momento che si è preferito riportare alla luce la fontana più antica piuttosto che procedere al restauro della Meta Sudans.
La fontana di età augustea precede cronologicamente, strutturalmente, topograficamente e ideologicamente il monumento di età flavia e rappresenta un monumento di eccezionale rilevanza sia sul piano urbanistico che architettonico e simbolico. Era infatti posta sulla via delle cerimonie ufficiali, nel punto d'incontro di 4 o 5 Regioni augustee e rappresentava il vertice principale dell'intera organizzazione urbana; sembra inoltre insistere su uno dei 4 angoli del pomerio, il perimetro sacro della città fondata da Romolo, e fronteggia un edificio che per la sua antichità e inamovibilità è forse identificabile con le Curiae veteres, il santuario delle origini dei cittadini romani, la cui costruzione era attribuita a Romolo. Questo edificio era vicino alla casa natale di Augusto (il nuovo Romolo), elemento che arricchiva ulteriormente il luogo di valenze carismatiche. Il tutto fu cancellato da Nerone dopo il famoso incendio del 64 d.C.: l'area fu inglobata nel grandioso complesso della Domus Aurea e occultata da fondazioni alte oltre 4 metri. Dopo la morte di Nerone, la Domus Aurea fu smantellata, in parte interrata, e l'area restituita al popolo romano: nella Valle in cui Nerone aveva realizzato un lago artificiale gli imperatori Flavi costruirono il Colosseo, mentre a pochi metri, sul nuovo e più alto piano stradale ma in corrispondenza di quella antica, riproposero la Meta Sudans, punto centrale della riforma amministrativa di Augusto di cui i Flavi si atteggiavano a eredi.
Nel corso del convegno, l'architetto Paolo Portoghesi ha sottolineato 'quanto lo scavo della Meta Sudans abbia aggiunto alla storia della città', rivelando le diverse fasi di uno dei settori urbani più importanti di Roma fin dalle sue origini, potendo risalire fino al VII secolo a.C. Il problema che si pone oggi è quello di rendere fruibile l'area scavata, offrendo inoltre al visitatore ricostruzioni tridimensionali, virtuali e non, dei monumenti nel loro aspetto originario: mentre Portoghesi pensa alla ricostruzione della Meta con una struttura trasparente, Mario Docci ipotizza un modello virtuale a 3 dimensioni.
Lo scavo ha dunque aperto nuove prospettive, commenta il Soprintendente Adriano La Regina, per una zona importante come la piazza del Colosseo, sottratta al traffico automobilistico nel 1978 quando era sindaco Giulio Carlo Argan. Gli scavi non sono ultimati: proseguiranno nel corso dei prossimi anni e attualmente interessano le pendici nord-orientali del Palatino.
romaone.it
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