Era console, e patrizio, Agapitus. Un personaggio di spicco della Napoli bizantina, quando si accollò l´onere di restaurare l´acquedotto Augusteo del Serino, l´antica via d´acqua che riforniva con prezioso liquido Napoli e i Campi Flegrei. La storia, la racconta un breve tratto di condotta, in piombo, con graffiti nomi, impegni e titoli del nobile napoletano, ritrovata nel cantiere del Metrò in Piazza Nicola Amore. Ultima scoperta di una serie di ritrovamenti eccezionali effettuati dagli archeologi della Soprintendenza Archeologica napoletana. Una testimonianza certa che l´acquedotto in età bizantina non solo funzionava ancora ma era oggetto di attenti recuperi da parte delle autorità. Cosi come il recupero delle barche di Piazza Municipio ha portato a individuare un natante unico per quest´area del mediterraneo: con la chiglia molto larga e la prora piatta in modo da potersi attaccare al pontile ed eseguire le operazioni carico e scarico merci con maggior facilità. E pi ci sono i ritrovamenti dei materiali che una volta restaurati permetteranno di riscrivere la storia dell´instrumentum domestico nella città di Napoli, visto che si sono intercettati enormi quantità di materiali d´importazione estremamente vari, tra cui una cima di corda, ancore con i denti di legno ben conservate, un cesto di vimini, stuoie, suole di scarpe. "Insomma – dice Daniela Giampaola, l´archeologa che è responsabile degli scavi - tutto quanto veniva usato nell´attività connessa al bacino e che normalmente non si ritrova nelle normali indagini archeologiche". Tra l´altro, gli scavi servono a ricostruire la sequenza storica dell´insediamento napoletano visto che Il bacino s´interra agli inizi del V secolo d.C.. Altra scoperta, in Piazza Nicola Amore, è stata la destinazione dell´edificio del quale si erano recuperate le parti in crollo: era un tempio, edificato nella prima epoca imperiale, tra l´età di Claudio e Tiberio, abbellito con decorazioni architettoniche dell´edificio e marmi di elevata finezza. Abbattuto durante le guerre greco – gotiche, adesso il tempio sarà ricostruito proprio accanto alla stazione del Metrò a testimonianza di quanta storia sia ancora sepolta in quello che Matilde Serao chiamò il "ventre di Napoli".
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