sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
9 Maggio 2004 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
La guerra di Troia non finisce mai
tempo di lettura previsto 5 min. circa

Nell'ambiente scientifico internazionale l´hanno chiamata la "Guerra di Tubinga". Oggetto della contesa sono l´estensione topografica della città antica ricoperta dalla collina di Hissarlik nell´Asia Minore nord-occidentale, l´importanza storica reale di quel celebre sito archeologico scavato alla fine dell´Ottocento da Heinrich Schliemann e da Carl Blegen negli anni trenta del Novecento, la sua identificazione con la Troia dei poemi omerici, la storicità della celeberrima guerra di cui un episodio cruciale è cantato nell´Iliade.

Lo scenario è stato una grande mostra tenuta a Stoccarda con il suggestivo titolo Troia. Sogno e realtà tra il marzo 2001 e il febbraio 2002 e un successivo convegno internazionale svoltosi a Tubinga nello stesso febbraio 2002 per fare il punto sulla controversia. I contendenti sono due autorevoli docenti dell´Università di Tubinga appunto, uno storico antico F. Kolb, che ha lanciato la sfida, e un archeologo di grande rinomanza, M. Korfmann, che ha ripreso nel 1988 gli scavi di Hissarlik e tuttora li dirige nell´ambito di un complesso progetto scientifico integrato di notevole impegno.

E´ stata proprio la nuova esplorazione sistematica di questo sito leggendario dell´archeologia ottocentesca, che sembrava aver avviato a definitiva soluzione l´ormai secolare questione aperta dalla romanzesca indagine di Schliemann e che ha, invece, riacceso un dibattito che è ovviamente di una suggestione inesauribile. La grande scoperta di Korfmann è stata l´individuazione ai piedi e attorno alla collinetta di Hissarlik di un´estesa città bassa che avrebbe raggiunto ben 27 ettari di superficie al tempo della famosa città di Troia VI A/VII scomparsa negli anni attorno al 1190 a.C., quando approssimativamente le fonti antiche calcolavano che si fosse svolta la guerra cantata da Omero.

Una fortificazione con un poderoso fossato difensivo e porte degne di un grande centro urbano della fine dell´età del Bronzo illustrate nelle recenti accuratissime pubblicazioni dei nuovi scavi di Hissarlik sono parse a molti studiosi la conferma finale dell´importanza storica dell´insediamento urbano sorto davanti allo Stretto dei Dardanelli negli anni in cui, da un lato, secondo le fonti cuneiformi, nell´Anatolia centrale crollava il grande Impero degli Hittiti e, dall´altro, sulla costa dell´Asia Minore, secondo le tradizioni elleniche, una formidabile coalizione di principi micenei avrebbe posto l´assedio decennale a Troia. Infatti, se proprio il limitato e modesto insediamento della collinetta di Hissarlik era sempre sembrato un obiettivo del tutto sproporzionato alla gigantesca impresa dei principi achei, la verifica scientifica di un´assai ampia estensione della città proprio negli anni della presumibile caduta della Troia omerica sembrava eliminare il maggiore argomento di dubbio sull´identificazione tra Hissarlik e la città di Priamo.

La sfida lanciata da Kolb ha riguardato sia l´attribuzione cronologica della città bassa di Hissarlik, che, a suo avviso, non sarebbe degli anni attorno al 1200 a.C. ma più tarda, sia l´importanza storica della città, che sempre sarebbe stata assai modesta, meno che regionale e comunque in nessun caso tale da attirare una così poderosa coalizione di principi greci come quella guidata da Agamennone secondo l´Iliade. L´acceso dibattito che è sorto ha indotto Korfmann a esporre sistematicamente le sue ragioni e ha stimolato studiosi di tutto il mondo a riconsiderare globalmente il problema, non solo alla luce dei risultati, peraltro rilevantissimi, dei nuovi scavi dello stesso Korfmann a Hissarlik, ma anche sulla base dei più recenti studi di topografia storica dell´Anatolia occidentale fondati su nuove fonti hittite emerse ancora di recente dagli scavi della capitale dell´Impero hittita Hattusa.

I risultati di queste attente disamine delle varie evidenze disponibili, eseguite ancora assai di recente tra l´altro anche da illustri studiosi britannici indipendenti, da D.F. Easton a J.D. Hawkins e a A.G. e E.S. Sherratt, hanno portato a confermare la giustezza delle osservazioni archeologiche di Korfmann e la piena plausibilità e verosimiglianza della tesi dell´identificazione tra Hissarlik e la Troia omerica. La città caduta verso il 1190 a.C. aveva davvero la notevolissima estensione di quasi 30 ettari di superficie, era in contatto diretto con il mondo hittita dell´Anatolia centrale, come dimostra il recente ritrovamento, senza precedenti, di un sigillo con il nome di un funzionario in hittita geroglifico, e la sua notevolissima importanza storica doveva dipendere proprio dalla sua eccezionale posizione strategica di controllo di una fondamentale via marittima.

Inoltre, l´ipotesi, avanzata da parecchi decenni, che Hissarlik possa essere la Wilusa dei contemporanei testi hittiti di Hattusa, che senz´altro corrisponde linguisticamente al nome Ilio con cui spessissimo si designa Troia nei poemi omerici, è oggi da ritenere sempre più verosimile. Infatti, è ormai certo che Wilusa si trovava nella regione settentrionale del paese di Arzawa, con cui si designava a Hattusa l´area occidentale dell´Asia Minore: Wilusa, dunque, si trovava proprio nella regione di Hissarlik. E vale la pena di ricordare che a Hattusa è ben attestato nel XIII secolo a.C. un re di Wilusa, il cui nome Alaksandu da tempo è stato riconosciuto come un assai verosimile equivalente di Alessandro, che è un altro nome di Paride, il principe troiano colpevole del rapimento della bellissima Elena: Alaksandu poteva ben essere un nome dinastico dei signori di Wilusa/Ilio/Troia.

Da ultimo, sembra decisivo l´argomento, ormai accertato dagli hittitologi, che negli anni attorno al 1250 a.C. Wilusa era un regno conteso tra i signori dell´Impero hittita e i re di Ahhiyawa. Quest´ultimo termine, che certo indicava una terra al di là del Mar Egeo, è ormai unanimemente considerato il nome con cui gli Hittiti designavano il paese degli Achei, cioè i principati micenei della Grecia continentale. Se, dunque, nella sede dell´Impero hittita alla metà del XIII secolo a.C. si sapeva che i potenti signori della Grecia micenea avevano precise mire di controllo su Wilusa/Ilio/Troia, non c´è in alcun modo da stupirsi che qualche decennio più tardi, quando il potere di Hattusa stava crollando, i signori di Micene, di Argo, di Sparta, di Pilo, di Tebe e di altri centri micenei abbiano posto l´assedio alla potente città d´Asia Minore che non poteva più avere se non deboli soccorsi dai sovrani anatolici.

Nell´aspra ma incruenta guerra di Tubinga il ruolo vittorioso di Achille non sembra che vi siano dubbi che spetti a Manfred Korfmann.