Alle porte di Roma, a Grottaferrata, c'è un caso unico di monastero di rito greco-bizantino rimasto attivo per un millennio. È l'abbazia di San Nilo, che celebra il millennio dalla fondazione (1004-2004) e contemporaneamente i mille anni della morte del fondatore, il monaco Nilo, giunto da Rossano Calabro. La fitta serie di manifestazioni ed iniziative culturali, è stata presentata ieri a Roma nella sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il Comitato organizzatore, al lavoro da due anni, ha messo a punto un convegno internazionale su «Libri palinsesti greci: conservazione, restauro digitale, studio», con l'Università di Tor Vergata, che si è aperto mercoledì e si chiude domani. Ma soprattutto sono avviate le iniziative per il recupero, lo studio e la piena valorizzazione del ricco patrimonio dei manoscritti conservati nella biblioteca dell'abbazia. Si aggiungono le ricerche sui manoscritti giacenti in altre abbazie o biblioteche; e si aggiunge, ancora, una nutrita serie di edizioni critiche - la Vita di san Nilo, la Vita di san Bartolomeo da Grottaferrata - e la catalogazione del materiale archeologica dell'abbazia, insieme alle attività di divulgazione e conoscenza dei luoghi. Tutto va però adeguatamente collocato nel contesto storico che ha portato alla nascita del complesso abbaziale, affidato ai monaci dell'Ordine basiliano italiano di Grottaferrata, al suo sviluppo, e al significato che esso ha nel dialogo tra Oriente ed Occidente. Perché - come ha ricordato il sottosegretario ai Beni culturali on. Nicola Bono - il tema dei rapporti tra Oriente ed Occidente, tra greci e latini, va «ripensato e forse riscritto in una prospettiva ecumenica». In questa prospettiva «l'arte e la cultura sono anche i principali veicoli di comprensione e di dialogo». E il cardinale Francesco Marchisano, Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ha sottolineato che le celebrazioni «saranno al contempo occasione per meditare ed approfondire le modalità e le vie del millenario, ininterrotto dialogo, nella fede, nell'arte e nella scienza, fra cristiani d'Oriente e d'Occidente». Il ruolo "ponte" nel dialogo è stato ribadito anche da padre Emiliano Fabbricatore, Archimandrita Esarca del Monastero di Santa Maria di Grottaferrata, perché «noi siamo - ha spiegato con orgoglio - quelli che hanno sempre accolto cattolici e ortodossi». Unendo Lazio e Calabria, punto di arrivo e di partenza di san Nilo, il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravallotti, ha spiegato che la ricorrenza «servirà ad illustrare soprattutto alle giovani generazioni i meravigliosi intrecci che il dialogo tra culture e religioni può produrre».
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