Si tratta della citta' di Ebla, la citta' introvabile che e' tornata alla luce in Siria, a partire dal 1964, grazie a un archeologo italiano: Paolo Matthiae, 63 anni, attualmente preside della Facolta' di Scienze umanistiche dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma.
Lo scopritore della misteriosa citta' siriana ed eminenti studiosi celebrano in un convegno internazionale 40 anni di spedizioni archeologiche dell'ateneo che hanno rivoluzionato la storia dell'Antico Oriente con un convegno iniziato oggi nel Rettorato della 'Sapienza' e che vivra' il suo apice domani, martedi' 6 aprile, nella sede dell'Accademia Nazionale dei Lincei, di cui il professor Matthiae e' socio. Per celebrare la ricorrenza, insieme a Paolo Matthiae, saranno a Palazzo Corsini, sede dei Lincei, alcuni tra i maggiori archeologici di fama mondiale che si occupano di Antico Oriente nelle Universita' di Parigi, Damasco, Vienna, Monaco di Baviera, Berlino, Londra, Baltimora. Ebla da 40 e' associata alla piu' prestigiosa missione archeologica de ''La Sapienza'', titolare esclusiva degli scavi che hanno svelato informazioni di rilevanza mondiale sulla mitica citta' dell'antica Siria. In 40 anni di campagne archeologiche e grazie al ritrovamento di 17.000 tavolette cuneiformi, resti di palazzi, fortificazioni, doni di faraoni rinvenuti nelle tombe reali, Egitto e Mesopotamia cessarono di essere ritenute storie parallele. Si stabilirono per la prima volta date, relazioni, cronologie. Da queste scoperte ha avuto origine un nuovo orizzonte scientifico.Su queste basi e' stato organizzato il convegno internazionale ''40 anni di scavi ad Ebla, Siria. Risultati e prospettive'', nell'ambito delle manifestazioni per il 700/esimo anno della fondazione dell'ateneo romano, con il patrocinio dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Luminari nel campo dell'archeologia, della storia e della filologia italiani e stranieri si alterneranno ad eminenti autorita' culturali della Repubblica Araba di Siria. Saranno presentati i risultati dell'ultima campagna di scavi a Ebla e sara' illustrato il futuro parco archeologico nella antica citta' siriana. E' il 1964, a circa 50 km a sud di Aleppo, nella Siria settentrionale, il professor Paolo Matthiae guida la prima missione sulla collina di Tell Mardikh. Gli scavi si succedono, stagione dopo stagione, nel caldo e nella polvere, portando alla luce quello che con sempre maggiore chiarezza si delinea come uno dei centri urbani piu' ricchi e potenti dell'area. Quando nel 1968 viene rinvenuta, scolpita su un busto, l'iscrizione che permette l'identificazione di Ebla, l'ambiente scientifico e' scosso.La citta' misteriosa, di cui si sapeva ancora ben poco, dovrebbe infatti essere stata in Anatolia (Turchia). Invece no. Nel 1975, il rinvenimento di 17.000 tavolette cuneiformi, scritte in quella che da ora in poi sara' la lingua ''eblaita'', spazza ogni dubbio sulla natura dei resti che stanno emergendo: palazzi, tombe reali, fortificazioni e il tempio di Isthar. La scoperta e' epocale, in grado di cambiare scenari e dare nuova linfa all'archeologia del vicino Oriente: tante tavolette cosi' non si erano mai trovate. Da sole sono piu' di tutte quelle scoperte fino a quel momento e raccontano l'amministrazione di un regno potente, delle sue campagne militari, dei trattati commerciali e degli editti reali. Raccontano di una citta'-ponte tra l'Eufrate e il Mediterraneo, punto naturale di passaggio fra le vie che univano la Mesopotamia all'Egitto. Non piu' la tradizionale citta' sulle sponde dei fiumi, ma citta' di terra, agricoltura estensiva e oliveti sterminati.Grazie alle tavolette e ai doni dei faraoni rinvenuti nelle tombe regali, l'Egitto e la Mesopotamia cessano di essere storie parallele. Si stabiliscono per la prima volta date, relazioni, cronologie. Il mondo scientifico reagisce, si attiva, indaga. La comunita' siriana esulta. Ebla e' il suo orgoglio nazionale, la sua identita' ritrovata, custodita nei secoli.
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