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29 Marzo 2004 ARCHEOLOGIA
Kataweb
Luxor. Ritrovata la statua dell'ippopotamo bianco
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Luxor - Se tombe e monumenti sono sempre stati famosi come testimoni delle dinastie faraoniche a Luxor, più insolito è l'ultimo ritrovamento compiuto da un' equipe internazionale di studiosi: un ippopotamo in alabastro bianco, senza testa, la cui statua era stata individuata 34 anni fa, ma poi era stata riseppellita per paura di trafugamenti, e non era più riapparsa.

"E' stata una gioia enorme sapere della sua riapparizione", dice con occhi vivacissimi la finanziatrice delle ricerche, l' ottantenne francese Monique Hennessy, presidente della "Fondazione Amici dei Colossi di Memnone", che ha raccolto con grande impegno fondi per le ricerche nell' area dove sorgono ancora i due enormi guardiani che anticamente presiedevano l' ingresso di un gigantesco tempio funerario del faraone Amenofi III. Proprio in quel tempio era la statua del dio-ippopotamo, come altre statue di animali (il dio coccodrillo Sobek), ora raccolte in vari musei, ed un terzo monumento riportato alla luce di recente.

Si tratta di una bellissima statua della 'Grande Consorte Reale' Tiye, che ora giace nascosta sotto il basamento che la sosteneva, crollato probabilmente a causa di un terremoto. Chi riesce a guardarla da vicino, inginocchiandosi accanto al basamento ed evitando di bagnarsi nel fango residuo di una profonda pozzanghera che l'ha circondata per anni, scopre una donna di rara bellezza, con una sorta di peplo che ne avvolge lunghe gambe affusolate.

"Sarà riportata presto al suo antico splendore", dice con fierezza Monique Hennessy, già pensando alla raccolta di altre sovvenzioni. "Ma non sarà in tempi brevissimi", sussurra accanto a lei Alain Fouquet Abrial, suo 'emissario' a Luxor, dove vive per mesi interi sulla sua barca ormeggiata alla riva sinistra del Nilo. "Ha cominciato ad amare l' Egitto quando aveva sette anni - dice Alain parlando della presidente della Fondazione - perchè qualcuno le aveva raccontato di Iside e Osiride, una fantastica storia d' amore".

E l' unico rammarico per il ritrovamento riguarda la testa scomparsa dell' ippopotamo "caduta presumibilmente quando il tempio intero è crollato, ed una pesante colonna deve averla decapitata".

Allo stesso modo senza testa - anche se ne è stata fatta una copia con un calco dall' originale in pietra verde, custodito al British Museum - è il sarcofago di Ramesse sesto, ritrovato in mille pezzi e restaurato parzialmente, in modo da poter rileggere almeno in alcuni tratti il testo del famoso 'Libro dei morti', inciso sui lati.

"C'è da augurarsi che un giorno il British Museum decida di riportarci l' originale, sarebbe veramente un gesto meritorio", commentano il ministro egizio Hosni, ed il 'capo' di tutte le antichità dell' Egitto, Zahi Hawass (ribattezzato dalla stampa l' Indiana Jones dei Faraoni, per il suo cappellaccio a larghe falde ripreso da operatori tv e fotografi di tutto il mondo).

L' occasione della presentazione dei reperti ritrovati o di quelli restaurati - come anche di un bellissimo tempio funebre di Seti primo, tra i più grandi del Nuovo Regno (1575-1087 avanti Cristo) - è anche buona per mostrare a curiosi e giornalisti le due ultime mummie che sono state riportate ultimamente a Luxor.

Quella di Ramesse primo, riportata di recente da Hawass in Egitto, dopo esserne stata trafugata clandestinamente alla fine dell' 800, e quella di Ahmose, faraone poco conosciuto, ma storicamente importante per aver cacciato definitivamente gli Yksos dall' Egitto. Entrambe sono esposte nel modernissimo museo di Luxor, che raccoglie tra le statue più suggestive dell'intera collezione faraonica.