I lavori per la riqualificazione dell´area della ex Arena Miramare, lungo la via Vitruvio a Formia, hanno consentito di portare alla luce un complesso abitativo di grande importanza archeologica. E, soprattutto, di inserire un altro notevole tassello nell´opera di ricostruzione - non solo ideale - della forma urbis della Formiae imperiale. La grande villa, che tale è, si colloca, difatti, tra le forti strutture dei Criptoportici sottostanti la Villa Comunale, e la altrettanto imponente villa che è stata individuata qualche anno fa tra la via Vitruvio e piazza della Vittoria, in aderenza con la via Sarinola che collegava la città al mare.
Della nuova emergenza si sapeva già qualcosa, «ma lo svolgimento dei lavori - dice la dottoressa Nicoletta Cassieri, direttrice scientifica dello scavo per conto della Soprintendenza Archeologica, con la collaborazione della dottoressa Benedetta Verrengia - ha evidenziato una situazione molto più articolata e di indubbio significato anche per l´imponenza dei resti che raggiungono sovente i 4 metri di altezza».
In particolare sono state portate alla luce stanze decorate con eleganti affreschi «a fondo crema con decorazioni vegetali e figurate risalenti alla prima età imperiale» (gli affreschi si trovano ancora sulle pareti) e pavimenti decorati con mosaici in bianco e nero. Ma lo scavo ha consentito anche di recuperare centinaia di frammenti di intonaci dipinti «che meravigliano per la vivacità dei colori e la qualità esecutiva, il che farebbe ipotizzare l´opera di maestranze specializzate, forse di provenienza campana», ipotizza la dottoressa Cassieri.
Non basta: tra la zona abitativa e quella che doveva essere la spiaggia di età romana sorgeva un ampio spazio verde, nel quale si individuano diverse fasi di lavorazioni. Anzi, proprio nella parte più vicina alla linea del mare, dove un tempo sorgeva la vecchia arena cinematografica, sono state evidenziate le canalizzazioni per la raccolta e lo smaltimento delle acque, e una vasca che ad un certo punto venne rimossa e abbandonata.
«L´indagine è ancora in corso - dice ancora la dottoressa Cassieri - e la nostra ricerca punta ora ad accertamenti su un´area contenente un´ampia esedra curvilinea che faceva parte integrante del viridarium, l´angolo nel quale si prendeva il fresco».
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