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1 Febbraio 2004 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Il colera uccise anche una regina
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Una epidemia durata solo quattro giorni, ma che ha ucciso 500 persone decimando, nell'agosto del 1867, la popolazione di Albano. Della piaga del colera Albano aveva perduto la memoria fino a ieri mattina quando, a Palazzo Savelli, alcuni studiosi hanno pubblicato gli esiti delle loro ricerche, iniziate da alcuni archeologi che, incuriositi dalle parole sulla lapide che sovrasta la tomba di Maria Teresa d'Austria, che era sepolta nella chiesa di Santa Maria della Stella assieme al figlio undicenne Gennaro, hanno deciso di indagare sulla "infezione asiatica" che li aveva uccisi, in villeggiatura nella cittadina castellana, e ricercare documenti sull'epidemia.

La cronaca dei giorni del colera, ad Albano, ricostruita anche grazie agli scritti di alcuni sacerdoti del luogo - che, assieme al cardinale Ludovico Altieri, anch'egli ucciso poi dall'epidemia, somministravano i sacramenti ai morenti - sarà pubblicata a breve in un libro dello storico Aldo Onorati. «Già dalla mattina del 6 agosto 1867 - ha spiegato Onorati - ad Albano era sparsa la voce dell'arrivo del colera. Nel primo pomeriggio il morbo aveva già infettato 30 persone».

Il cardinale Altieri fu una figura chiave dei giorni del colera: oltre a convocare molti medici, si preoccupò che fossero osservate le norme igienico-sanitarie per l'inumazione dei morti, che venivano ammassati dietro alla chiesa di Santa Maria della Stella. L'epidemia si concluse l'11 agosto. Nel 1962 le salme di Maria Teresa d'Austria, moglie di Federico II, re delle due Sicilie, e del figlio furono riesumate e portate nella chiesa di Santa Chiara, a Napoli. Per ringraziare la città di Albano e la curia vescovile di aver ospitato le spoglie dei due reali il portavoce della famiglia borbonica, Ferdinando Saviano, ha ieri consegnato al vescovo, monsignor Agostino Vallini, e al sindaco, Marco Mattei, la medaglia militare dell'ordine Costantiniano di San Giorgio.