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21 Gennaio 2004 ARCHEOLOGIA
Avvenire
Archeologi di tutto il mondo lanciano allarme per la «svendita» dei beni culturali d'Italia
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Allarme degli archeologi stranieri per il rischio-svendita dei tesori dell'arte italiana da parte dello Stato. La prestigiosa Associazione internazionale di archeologia classica, che riunisce studiosi europei e americani, esprime «vivissima preoccupazione per i gravi rischi che corre il patrimonio culturale italiano» per «l'approvazione dell'art. 27 del decreto che accompagna la Finanziaria» e stabilisce che «qualora si decida di alienare un bene pubblico, le «soprintendenze hanno 120 giorni per valutarlo». In caso di mancata risposta «per il principio del "silenzio-assenso"» il bene potrà essere alienato e «verrà considerato di nessun interesse culturale, cosicché le soprintendenze non potranno apporre vincoli o altre forme di tutela». E la situazione «ora è stata straordinariamente aggravata dal fatto che il "silenzio-assenso", anziché essere mitigato, è stato recepito in pieno anche dal nuovo Codice dei Beni Culturali». L'Associazione internazionale, ribadendo «l'alta professionalità e il continuo impegno delle soprintendenze», segnala anche «le attuali condizioni di personale e di finanziamenti degli uffici che devono esprimere il parere», dunque «è certo che una rilevante quota di beni non potranno essere valutati» in tempo con conseguenze «drammatiche e irreparabili». Molta preoccupazione anche «per il sostanziale indebolimento della tutela del paesaggio» dato che «il parere delle soprintendenze su progetti di enti locali non è più vincolante».