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22 Gennaio 2003 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
E Traiano si specchia nella sua villa
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Traiano precursore dell'idea d'Europa. E' il tema del documentario, finanziato dalla Comunità europea, che il 20 dicembre prossimo sarà proiettato in anteprima a Siviglia. Un film di un'ora e mezzo, frutto di un prezioso patto di collaborazione della soprintendenza del Lazio con archeologi ed esperti di Spagna, Germania e Romania, che ripercorre la tappe della vita dell'imperatore soldato (53-117 d.C.), identificandovi le radici del processo di unificazione del vecchio continente: il primo approdo della nobiltà provinciale (Traiano è nato a Italica in Spagna) al vertice del comando di Roma; le guerre che estendono i confini dell'impero alla Germania, ai territori oltre al Danubio, all'Anatolia; le opere e gli interventi di riorganizzazione e pacificazione che consolidano ed esportano la supremazia della civiltà romana.

Tra i capitoli che scandiscono le riprese, l'ultimo e il più corposo è dedicato alla villa traianea di Arcinazzo, riemersa da una campagna di scavi iniziata 5 anni fa e ancora in corso.

Più che di scoperta sarebbe giusto parlare di riscoperta, perché l'esplorazione delle rovine sotto il monte Altuino, note e abbondantemente saccheggiate nei secoli scorsi, era stata avviata e poi abbandonata nell'immediato dopoguerra. Alla campagna recente, condotta dall'archeologa Maria Grazia Fiore, va però il merito di aver finalmente definito gli esatti confini e la mappa della imponente dimora, che si estende su varie terrazze per quasi 5 ettari, e di aver risolto senza più dubbi il problema della sua attribuzione, aggiungendo nuove decisive tessere al mosaico di indizi che la assegnavano all'imperatore spagnolo. Le testimonianze più forti sono le intitolazioni e i bolli rinvenuti sulle condutture di piombo trovate sul posto: alcuni sono timbrati col nome di Hebrus, il procuratore che alla fine del I secolo d.C. realizzò la villa marina sopra le colline di Civitavecchia, altri più tardi con l'aggiunta al nome di Traiano dell'appellativo di Dacicus, che esalta le sue vittoriose spedizioni sul Danubio, immortalate dal Foro e dai rilievi della colonna traianea.

La villa di Arcinazzo, ampliamento di un complesso preesistente, fu rimodellata da un grande architetto, forse il celebre Apollodoro, alla fine di queste campagne e conclusa dopo la morte dell'imperatore a Selinunte, che consegnò lo scettro di Roma al suo erede adottivo Adriano. A farle da modello hanno contribuito sia la reggia dei Flavi sul Palatino, di cui Arcinazzo riproduce in parte lo schema, sia l'esempio di altre dimore di villeggiatura dei Cesari in quest'area: la residenza d'Augusto nella valle dell'Aniene, la villa di Nerone a Subiaco.

Il luogo, un paesaggio aspro e incantato di balze scoscese e foreste, rimasto quasi intatto, evoca immediatamente lo scopo cui Traiano l'aveva destinata. Non solo un'oasi di tregua e riposo, ma una postazione ideale per una delle passioni di cui l'imperatore andava più fiero: la caccia. Quei boschi e quelle rupi erano popolate da lupi, cinghiali, daini, cervi, linci.

Le rovine già riportate alla luce e quelle ancora da scavare su un secondo terrazzamento completano con sfumature inedite il ritratto di questo guerriero, passato alla storia per i suoi gusti spartani, esaltandone invece l'amore per gli agi ed il lusso. Sfarzoso il triclinio attorno a cui ruota il primo piano della villa e gli altri ambienti in cui Traiano alloggiava gli ospiti più importanti: un trionfo di marmi di tutti i colori sul pavimenti e sulle pareti, affreschi affidati ad artisti di grande talento, cornici di stucchi impreziosite come nella Domus Aurea di Nerone dallo sfavillio di lamine e intarsi dorati. Di fronte, un giardino marcato da grandi fontane, eleganti colonnati, piante e cespugli di cui purtroppo non resta traccia. E sopra, oggetto di un'indagine in programma per il prossimo anno, anticipata da prospezioni e sondaggi, altri ambienti, altri monumenti. Sicuramente una vasca per l'allevamento di pesci, probabilmente un teatro e un ninfeo.