ARCHEOLOGIA. Dopo l´attività di scavo a cui ha partecipato una équipe dell´Università di Roma, riemerge nel sito di al-Batrawi una parte della città fortificata già nel III millennio a.C. ed eretta ai bordi del deserto. Molte le sorprese per gli studiosi. Si confermano ancora una volta la competenza e l´ottima tradizione dei nostri archeologi che pur in mancanza di adeguati finanziamenti e sostegno sono tra i primi al mondo nel loro campo.
Capace di raccontare molte cose nuove sulla storia affascinante e misteriosa di quelle terre e la vita delle prime città del mondo, torna alla luce, in Giordania, nel sito di al-Batrawi, l´imponente Palazzo Reale della città fortificata che già nel III millennio a.C. fu eretta ai bordi del deserto. E con il Palazzo, distrutto insieme alla città nel 2300 a C. dall´incendio appiccato dai nemici, riemerge anche il suo singolare tesoro. Due millenni e mezzo prima di Cristo era il centro politico di Kirbet al-Batrawi.
È rimasto nascosto per secoli, avvolto nei misteri nel deserto della Giordania, fino a quando un équipe di archeologi dell´Università di Roma "La Sapienza" ha riportato alla luce le sue meraviglie. Il ritrovamento del Palazzo reale è di particolare importanza perché prova che, nel terzo millennio avanti Cristo, al-Batrawi era una vera città-Stato insieme a Ebla, Gerico, Megiddo. Al-Batrawi controllava il deserto, in cima ad una rupe sotto cui passavano le piste dei mercanti diretti verso l´Arabia.
Il ritrovamento del Palazzo Reale aggiunge un tassello fondamentale alla storia perché dimostra la presenza di una istituzione gestita dallo Stato. Il primo vano, scavato nel 2009 dalla missione italiana, si era rivelato vuoto. La sorpresa è arrivata da una seconda grande sala, dove il crollo del tetto in legno aveva preservato un vero e proprio tesoro. Una stanza "cassaforte" dove si era pensato di mettere al riparo le cose più preziose. Le lance in rame innanzitutto, vero simbolo del grande potere accumulato da quella città, visto che nell´età del Bronzo quel materiale, scavato nelle miniere d´Egitto, era molto raro. Ma anche l´enorme coppa da cerimonia, i ricchi completi da tavola, i coltelli di osso, centinaia di vasi colmi di derrate.
Inoltre, è stato ritrovato un tornio da vasaio in pietra straordinario per l´epoca. Il fatto che anche questo strumento, allora usato solo per la decorazione dei vasi, venisse aggiunto al tesoro protetto nei palazzi del potere è un aspetto molto interessante. Infatti all´epoca il tornio avviò una rivoluzione produttiva nella zona e la sua scoperta in un´area protetta dei palazzi del potere suggerisce come la gestione della tecnologia rappresentasse un nodo cruciale.
A riferire della straordinaria scoperta del Palazzo Reale, portata avanti in sinergia con il dipartimento delle antichità della Giordania, è stato il direttore della missione italiana Luciano Nigro, ordinario di Archeologia del vicino Oriente antico all´Università di Roma "La Sapienza". Il 9 giugno scorso, due settimane fa, i dati raccolti da questa esperienza sono stati presentati a Parigi all´XI Congresso internazionale sulla storia e l´archeologia della Giordania, d´accordo con la Direzione generale delle Antichità della Giordania.
Le missioni archeologiche italiane all´estero riportano ancora una volta uno straordinario successo dal punto di vista scientifico. Il processo di globalizzazione induce a confrontarci sempre più frequentemente con realtà molto distanti ma rese vicine e interconnesse per la facilità dei contatti e delle comunicazioni. L´archeologia contribuisce senza dubbio a superare le frontiere nazionali, interpretando i processi di evoluzione e trasformazione delle civiltà in una visione globale del passato.
Essa permette a ogni popolo di rintracciare le testimonianze della propria identità culturale e al contempo le affinità e i legami con le altre nazioni. L´indagine archeologica porta continuamente alla scoperta di qualcosa che è familiare e di qualcosa che è estraneo instaurando processi di conoscenza, confronto e ascolto su cui si fondano il rispetto reciproco e il dialogo. Questo concetto può risultare estraneo a molti visto che i finanziamenti all´archeologia e alla tutela sono pressoché nulli e quindi viene da pensare che effettivamente se questa disciplina esista o meno non è poi così importante. È il principio di realtà: i finanziamenti ai Beni culturali sono scarsi.
Le missioni archeologiche all´estero hanno invece bisogno di finanziamenti e così anche la ricerca sul territorio italiano. Non sostenere la ricerca scientifica archeologica (e non solo) è molto grave perché è indice della poca considerazione che viene data a questa disciplina nella quale, peraltro, gli studiosi italiani sono straordinari ed eccellono. Il mistero che avvolgeva la città "fantasma" in Giordania comincia a svelarsi grazie al grandioso lavoro di molti archeologi italiani e giordani.
Ed è proprio alla luce di queste straordinarie scoperte che bisognerebbe riflettere sul perché i beni culturali non vengono mai finanziati a sufficienza e soprattutto tutelati in modo tale che il patrimonio venga preservato nel tempo.
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