Il nostro "venerdì di archeorivista", dopo le due immersioni nella vastità archeologica termale di Caracalla, si immerge nella complessità archeologica romana, alla quale è dedicato il Rapporto del commissario Roberto Cecchi con la vasta rappresentanza degli specialisti che portano avanti i progetti su un patrimonio tanto vasto quanto precario e da mettere in sicurezza. Ci sono anche il soprintendente per il comune di Roma Broccoli e quello archeologico Bottini, il presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici Andrea Carandini e il sottosegretario Francesco Maria Giro sempre molto attivo nelle iniziative del Ministero e in quelle su Roma.
La presentazione del Rapporto di Roberto Cecchi
L´incontro si svolge nella grande e bella sala conferenze del Palazzo Altemps dov´è una delle sedi del Museo Romano. Un vero spettacolo, l´architettura è sobria ed elegante, lo splendido cortile sembra un chiostro dalle arcate sovrapposte, all´interno le molte sale su più piani trasformate in altrettante esposizioni di sculture. Le pitture sono nella fascia superiore delle pareti, finemente affrescata sotto i soffitti a cassettoni, una meraviglia. Fare il giro degli ambienti è come immergersi nella mitologia dell´antichità, una cavalcata nei secoli dell´arte scultorea. Sculture isolate, gruppi grandi e piccoli su imponenti piedistalli, esposizione ariosa, quasi centellinata.
Nella sala in cui approdiamo per l´incontro ci sono due sculture molto diverse, sulla parete di fondo un bassorilievo che riveste un grande contenitore in pietra, vasca o sarcofago, ed esprime tutta l´energia della "Battaglia tra romani e barbari" sotto un Marte guerriero che domina dalla parete; al centro il "Galata morente". Che siano metafore del rischio che incombe sull´archeologia romana, tema dell´incontro, e della strenua lotta per scongiurare l´infelice sorte del Galata? Sono pensieri solo nostri, il tavolo dei relatori è posto davanti a un rassicurante caminetto monumentale.
Con questa premessa ci accingiamo alla "total immersion" prevista per oggi, partendo dal Rapporto del Commissario delegato Roberto Cecchi. E´ il secondo rapporto dopo il documento programmatico dell´insediamento, che avvenne nel settembre 2009, otto mesi orsono; il contenuto, però, si può considerare superato, ma in positivo, nel senso che le iniziative portate a termine oppure in fase di realizzazione vanno ben oltre il quadro evidenziato, che risale a due mesi fa.
La sua relazione, precisa anche questo, non è un atto amministrativo ma un rendiconto straordinario di ciò che si fa, presentato in sintonia con la soprintendenza in modo da eliminare qualsiasi dubbio sulla possibilità di discrasie nella messa in sicurezza e nella valorizzazione dei monumenti e reperti; non ci sono attriti, si procede di conserva e di comune accordo mobilitando le competenze della soprintendenza. Punto basilare è il metodo per risolvere in modo sistematico problemi complessi.
Tale aspetto è stato affrontato dall´autorità politica con una struttura commissariale dedicata, che considera gli interventi nel loro insieme per giungere a un piano di manutenzione programmata con un metodo comune fondato sulla profonda conoscenza dei singoli elementi. Il metodo delineato come obiettivo nel primo Rapporto sta prendendo corpo nella stretta collaborazione tra commissariato, soprintendenza e università. Il Commissario non è un soggetto esterno ma tutt´uno con l´amministrazione che recepisce le sue indicazioni e le fa proprie operando in piena sinergia.
Dall´impostazione generale del primo Rapporto del settembre 2009 si passa a quella più articolata del rapporto attuale nel quale si dà conto di ciò che si è fatto fino a febbraio, cioè nei primi sei mesi, con un resoconto del lavoro svolto trattandosi di un fatto eccezionale. Il volume di 400 pagine contiene i dettagli dei progetti più rilevanti, in parecchi punti è superato fermandosi a febbraio.
La struttura commissariale particolarmente agile ha svolto un lavoro tecnico di promozione e coordinamento, nei progetti sono impegnati direttamente la soprintendenza, Cnr e istituti universitari. Si tratta di una visione generale di tutela, che comprende la verifica sismica, tradotta in un piano di manutenzione sistematica dei siti impostato con alcuni centri universitari specializzati.
Occorre verificare preventivamente la pericolosità geologica del prezioso sito del Palatino, sotto al quale ci sono 40 mila metri quadri di gallerie che possono metterne a rischio la stabilità. La verifica in atto è a cura del CAI che dispone delle esperienze e competenze necessarie. Il monitoraggio satellitare e con radar da terra sono gli strumenti avanzati cui si fa ricorso. Poi i progetti di fruizione.
Il Commissario, nell´evidenziare l´efficienza della sua struttura, citando gli architetti Moro e Petrangeli relatrici nella sessione pomeridiana, sottolinea i risultati positivi raggiunti per la stretta collaborazione della soprintendenza: "I progetti sono della soprintendenza, dei singoli funzionari della soprintendenza, che conoscono a menadito il territorio, ne sono memoria storica".
Questa conoscenza è preziosa, tuttavia con gli strumenti ordinari non si può tutelare un territorio archeologico la cui vastità non ha eguali, come non hanno eguali le dimensioni dei ruderi e dei reperti, con le centinaia di migliaia di metri quadri di intonaci e decorazioni e di metri cubi di murature; dimensioni la cui entità è tale che è difficile governarli, eppure è sempre più necessario. Gli acquedotti, ha aggiunto, "sono un mondo quasi sconosciuto", e le "Mura Aureliane con i loro diciotto chilometri all´interno della città appaiono come un´entità difficile da dominare".
Un quadro di sintesi degli interventi e dei problemi
Di qui la decisione di operare su tre fronti: il primo riguarda gli interventi di massima urgenza, si opera sulla base delle conoscenze dei funzionari; il secondo la verifica sistematica dello stato di conservazione fino alla manutenzione programmata; il terzo lo stato di fruizione.
Fino ad ora sono stati impegnate risorse per 23 milioni di euro, il 72 per cento degli stanziamenti, 52 interventi del Commissario e 11 della soprintendenza sulle proprie dotazioni: cita poi gli impegni specifici per il Colosseo, dagli ipogei all´attico compresi i livelli intermedi, ognuno 4-500 milioni; vengono sciorinati i dati sul Foro romano e il Palatino, la Domus Tiberiana e la Casa di Augusto, più la Vigna Barberini e il Complesso Severiano che descrivemmo mesi fa alla presentazione. La lista è lunga, Appia antica e Flaminia con gli Acquedotti, la Domus Aurea e le Terme di Caracalla. Dall´esperienza fatta alla Mura spagnole di Milano si è potuto valutare il risparmio derivante da una manutenzione programmata ripartita negli anni con microimporti periodici e regolari.
Per la fruizione si può parlare di un´unica area che parte dalle Terme di Caracalla e comprende anche l´Appia antica, sono otto siti basilari imperniati sul Colosseo e il Palatino, che si può considerare lo "snodo culturale" oltre che quello della città antica. Il Circo Massimo è un problema dato che svolge la funzione anomala di rotatoria, diviso dai Fori imperiali e troppo frequentato con rischio antropico, è un luogo denso di significati culturali e strategico per la fruizione della città.
I lavori della metropolitana accrescono la complessità, e l´interazione tra archeologia e vita cittadina fa dire al Commissario Cecchi che "la progettualità deve essere frutto di un percorso da concertare con chi gestisce la città". Ma dopo questa lettura che definisce "da bicchiere mezzo vuoto" il passaggio del cantiere della metropolitana va visto anche come "un´opportunità per riconsiderare questo luogo anche rispetto all´Appia antica: è certo che con il cantiere il traffico si riduce e questo sollecita ulteriori riflessioni, induce a sperimentare passaggi diversi, soluzioni diverse". E qui Cecchi fa balenare appena la possibilità di riattivare percorsi nel Palatino e di studiare riconnessioni con il Circo Massimo pedonalizzando Via de´ Cerchi, riconnettere anche i Fori imperiali con questo e con l´altra area, per riflettere anche sulla riconnessione del Colosseo al sistema che ha accanto, cioè il Palatino. Nella discussione al termine faremo una domanda in proposito.
Sul Colosseo si è soffermato per dire che si sta studiando la possibilità di togliere dall´interno dell´anfiteatro i vari servizi turistici, compreso il book shop e spostarli in un´area già identificata in un terrapieno all´esterno, per restituire il suo significato ad ogni parte del monumento, il progetto esecutivo e i finanziamenti si spera di definirli prima dell´estate; inoltre si parla dell´apertura notturna tra martedì e sabato da giugno a settembre, e di quella del Tempio di Venere, pertanto si provvederà ad immettere nuovo personale, si pensa a 100 addetti, con procedure diverse dalla normale assunzione non sempre praticabile.
La fragilità della struttura rende necessario procedere a verifiche sistematiche dello stato di conservazione; ma "lo stesso trattamento del Colosseo, nel senso di accertamenti periodici, va adottato ovunque". Altra complessità all´interno della complessità, gli ipogei interrati per due millenni mostrano elementi di precarietà, basta una pioggia e un´imbizione più intensa del solito oppure una gelata per creare dei rischi. Inoltre sempre il Colosseo, all´altezza di 40 metri aveva risentito del terremoto dell´Aquila del 6 aprile 2009.
Con il cantiere della metro, che passerà trenta metri al di sotto, vengono svolte indagini. Si aggiunge il "degrado delle superfici da traffico veicolare, per la deposizione del particolato all´interno in modo più persistente dell´esterno perché non opera la ripulitura naturale delle piogge. Il quadro è complicato ulteriormente dal piano di appoggio dell´anfiteatro su due formazioni geologiche diverse nella faglia che attraversa l´area.
Sorprende positivamente che dopo un simile quadro ci sia una buona notizia relativa alla fruizione: entro agosto saranno aperti ai visitatori anche i due livelli superiori, compreso il famoso "attico", quindi si avrà il raddoppio dei piani visitabili, e sarà visibile in qualche modo, pur se non praticabile, l´"ipogeo". Ipogeo e attico sono luoghi dal fascino straordinario e ci sarà la possibilità di fruizione nelle ore notturne con un percorso che farà emergere i punti nodali.
Le cattive notizie tornano presto: il Palatino non presenta un problema di stabilità in sé, ma al contorno, nell´area al margine e soprattutto nei 40 mila metri quadri delle zone sotterranee; sono punti di instabilità occulti che dobbiamo conoscere e non sappiamo ancora come siano fatte. non li conosciamo e possono esserci cedimenti che nascono nel sottosuolo.
Queste sono soltanto le parti più appariscenti di un iceberg sterminato nel quale acquistano particolare rilievo per le loro dimensioni e per la precarietà i due complessi molto esposti ai quali va applicata con particolare cura la manutenzione programmata: gli Acquedotti e le Mura Aureliane.
Un programma in 400 pagine: progetto generale, opere di manutenzione e fruizione.
Il quadro delineato dalla relazione orale di Roberto Cecchi viene articolato in profondità e nel dettaglio nel Rapporto di 400 pagine molto fitte con planimetrie e grafici, parametri e coefficienti. E´ un approccio molto sistematico e istruttivo del quale si è avuta cognizione diretta nell´intero pomeriggio dedicato alle comunicazioni degli specialisti dell´università e di altri istituti oltre agli architetti Moro e Petrangeli del commissariato, intervenute nel coordinamento della sessione: una "total immersion" di dieci ore, dalle 9 alle 19, a cui abbiamo partecipato ininterrottamente.
Ci sembra utile, pertanto, dare una sommaria idea di questo Rapporto, prima di riportare gli altri interventi alla presentazione, dai soprintendenti ai Beni culturali del Comune Broccoli e all´archeologia Bottini al presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali Carandini e al sottosegretario al MiBAC Giro. Su questi interventi torneremo per dare loro uno spazio adeguato.
Dell´"Introduzione" di Roberto Cecchi, che apre il volume, vogliamo sottolineare un concetto basilare che introduce il primo capitolo, "Progetto generale di tutela": "Il sistema della conoscenza è ciò che caratterizza l´insieme dei contributi". Ciò perché "l´azione di tutela è una questione di organizzazione del sapere". Nel senso che "approfondendo gli aspetti conoscitivi del patrimonio culturale si possono lucrare importanti vantaggi sul piano della tutela e dunque della conservazione, in analogia con quanto sperimentato per il patrimonio architettonico".
Ci si muove su un terreno molto incerto: "La tutela del patrimonio archeologico è tutela del lacerto, della mancanza. E´ un esercizio di conservazione dell´immaginario che non prevede operazioni di completamento, se non in casi rarissimi; è tutela della complessità e dell´irrazionalità, tanto che per qualcuno anche il solo pensiero della semplice manutenzione può essere visto come un vulnus". E ancora: ""La tutela del patrimonio archeologico – ma non solo – si trova in questo labile mondo, dove le strutture sono continuamente alla ricerca di nuovi equilibri, quasi sicuramente diversi da quelli originari, che sta a noi comprendere e conservare. E il come conservare non è un dato acquisito una volta per tutte".
Questo mondo complesso e problematico, instabile e variabile, viene affrontato opponendogli il suo opposto: una sistematicità rigorosa che parte dalla conoscenza più approfondita per approdare agli interventi più idonei utilizzando le tecniche più avanzate mutuate dalla moderna scienza delle costruzioni. Il tutto in un approccio di sistema con soluzioni studiate e applicate in base alla loro generalità tipologica e non ricercate caso per caso ad ogni esigenza di intervento.
Di qui prendono avvio 75 pagine con la premessa di Laura Moro, iniziando con la "Verifica della sicurezza sismica del patrimonio archeologico" (dalla metodologia alle tecniche edilizie e al comportamento strutturale, con un "case study", il Tempio di Romolo), seguita da "Il progetto generale di manutenzione" (come programma e attività ispettive nello stesso "case study") e da "La sistematizzazione dei dati conoscitivi" (sulla progettazione del sistema informativo geografico e le relative piattaforme Web).
Nell´introdurre il secondo capitolo "Opere di manutenzione straordinaria e di consolidamento" il Commissario passa dalla metodologia all´operatività. Vi troviamo gli elementi citati nella relazione orale di cui abbiamo dato conto, con la particolare concentrazione sui due siti più importanti, nei quali gli accertamenti in corso sulla stabilità evidenziano per il Colosseo il fatto che "il piano fondale del monumento si trova a cavallo di ambiti geomorfologici diversi" e per il Palatino i"riporti antropici molto consistenti" uniti all´ "estensione della rete caveale di ben 40.000 metri quadrati". Poi una serie di verifiche su altri siti con riguardo agli studi sull´Aquedotto Claudio, appena iniziati, dai quali dovrebbe derivare "un sistema di rilevazione e di controllo sullo stato di conservazione che consenta di affrontare con tempestività e precisione temi di grandi dimensioni".
Questa parte, che si estende per ben 266 pagine, preceduta da una premessa di Pia Petrangeli, inizia con una dettagliata "Valutazione di stabilità e stato di conservazione localizzati". Riguarda distintamente il Foro Romano – Palatino (assetto idro-geologico e microzonazione sismica con verifica della sicurezza sismica, delle pericolosità geologiche e delle criticità geo-archeologiche; indagini sui sistemi ipogei del Palatino); l´Anfiteatro Flavio (primi giudizi di sicurezza strutturale); gli Acquedotti (prime ispezioni e rilievi per un approccio di "sistema"), fino al patrimonio arboreo. Dopo le valutazioni seguono i "Progetti di intervento" ben documentati con grafici e illustrazioni, da "Il piano" (tabella degli interventi e grafici di sintesi) a "Gli ambiti" (8 aree dal Foro Romano-Palatino fino ai Fori Imperiali passando per l´Anfiteatro Flavio e l´Appia Antica, la Flaminia e il Museo Nazionale Romano, le Terme di Diocleziano e la Cripta Balbi).
Il terzo capitolo, dedicato al "Progetto di fruizione", viene introdotto da Cecchi spiegando che dell´intera zona archeologica, "si concentra sul tema dell´area centrale e cioè su quel complesso di beni che comprende il Palatino (23, 5 ettari), il Colosseo, i Fori (10 ettari) e il Circo Massimo"; aggiungendo che i lavori per la Linea C della metropolitana "interesseranno molto da vicino il Colosseo e l´intera via dei Fori Imperiali" con problemi di traffico non indifferenti da risolvere nel "rispetto degli ambiti di pertinenza dei principali monumenti, con percorsi alternativi che siano all´altezza della natura dei luoghi". Precisa che "l´area compresa tra Palatino, Colosseo, Fori e Circo Massimo ha una chiara vocazione unitaria". E aggiunge, significativamente: "E´ facile, cioè, immaginare di poter vedere questi beni riuniti all´interno di un unico, ideale perimetro, superando quelle divisioni che ne rendono difficile e poco comprensibile la fruizione".
Dal 1813 (Berthauld) al 1988 (Benevolo), passando per la "Commissione Reale di fine ´800", ci sono stati progetti per "realizzare un unico parco archeologico che arrivava ad includere al loro interno anche la via Appia.-Non sono stati tradotti in pratica "per l´impossibilità di intervenire così in profondità sul tessuto della città; questo vale anche oggi"; tuttavia si ritiene possibile ricostituire l´unitarietà del Circo Massimo con il "classico insieme Palatino-Colosseo-Fori" mediante la pedonalizzazione di Via de´ Cerchi e di migliorare la continuità dei Fori con "l´eliminazione della via Alessandrina".
Abbiamo voluto sottolineare questo aspetto della introduzione di Cecchi al terzo capitolo del volume perchè ci interessa in modo particolare, e ci torneremo prossimamente allorché nella seconda parte daremo conto degli altri interventi all´incontro al Palazzo Altemps.
Le 57 pagine di questa parte conclusiva sono incentrate su "Il progetto: la tutela della fruizione", quasi interamente costituite da descrizioni schematiche ed illustrazioni in particolare per i "livelli di informazione" e le "tipologie di segnaletica." Questo è significativo del notevole livello di operatività al quale si è spinto il rapporto nonostante il suo carattere preliminare. All´impostazione sono dedicate soltanto 6 pagine, con una brevissima premessa e una sommaria illustrazione di Rosanna Cappelli e Michele De Lucchi su "L´unità dell´area archeologica centrale" e "I cantieri della Metro C", la "Centralità dell´accoglienza e nuove opportunità", fino a "La Casa delle Vestali: area prototipo".
Abbiamo parlato del notevole livello di operatività risultante dagli schemi e dai prospetti. Non poteva mancare il "Pert", al quale è dedicato il 4° Capitolo, "Cronoprogramma dei progetti e delle opere". Un pagina esplicativa introduce quattro fitte pagine nelle quali, per ognuno dei 63 progetti, si indicano in sequenza attività e importo, approvazione e procedura, con l´esecuzione in un "Pert" mensile per l´intero 2010 ancora aperto, dove è indicata la durata del progetto perché va seguito di mese in mese negli stati di avanzamento. Un metodo esemplare che va messo alla prova nella sua effettiva realizzazione, comunque va subito segnalato e apprezzato.
Così abbiamo fornito anche un quadro del Rapporto di Cecchi pubblicato in volume: ci è sembrata una doverosa premessa alle altre considerazioni avanzate dopo la sua relazione orale da parte delle autorità istituzionali, che tenevano conto anche di questi ulteriori approfonditi elementi.
Nel prossimo "venerdì di Archeorivista" proseguiremo l´ "immersione" nell´archeologia romana per dare conto di tali importanti contributi, riservandoci di tornare in momenti successivi sulle singole parti del Rapporto.
di Michael A. Cremo, Richard L. Thompson2. Archeologia Misterica
di Luc Bürgin3. Archeologia dell'impossibile
di Volterri Roberto4. Archeologia eretica
di Luc Bürgin5. Il libro degli antichi misteri
di Reinhard Habeck6. Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol
di Roberto Volterri, Alessandro Piana7. Il mistero delle piramidi lombarde
di Vincenzo Di Gregorio8. Le dee viventi
di Marija Gimbutas9. Come ho trovato l'arca di Noè
di Angelo Palego10. Navi e marinai dell'antichità
di Lionel Casson
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