Una delle cause di aumento del sovrappeso e dell´obesità nel mondo contemporaneo è il progressivo incremento delle porzioni nei piatti che arrivano in tavola. Ma quando è cominciata la crescita delle porzioni? Per rispondere a questa domanda due studiosi americani hanno pensato a un approccio di ricerca a dir poco originale: andare a vedere come sono cambiate nel tempo le porzioni nelle rappresentazioni pittoriche della cena più famosa al mondo, l´Ultima Cena. I risultati dell´indagine, pubblicati sull´ultimo numero dell´International Journal of Obesity non lasciano spazio a dubbi: nel corso del millennio 1000-2000 c´è stata una reale e costante tendenza all´aumento delle porzioni nei piatti, evidentemente correlabile alla parallela sempre maggiore disponibilità, sicurezza, abbondanza e accessibilità dei cibi.
ANALISI QUANTITATIVA - I due ricercatori, Brian Wansink e Craig Wansink, sono partiti dal noto presupposto che l´arte imiti la vita reale e che quindi fosse possibile utilizzare le rappresentazioni pittoriche dell´Ultima Cena come mezzo per seguire i cambiamenti che avvenivano nella società rispetto alle abitudini alimentari. Dovendo valutare le porzioni nei piatti, quindi un aspetto quantitativo, hanno dovuto prima risolvere il problema derivante dal fatto che i quadri presi in esame erano di dimensioni diverse. A tale scopo hanno utilizzato un termine di paragone unitario, rapportando di volta in volta la dimensione delle porzioni alle dimensioni della testa di uno degli apostoli. Così alla fine hanno potuto accertare che c´era stato un reale incremento sia delle dimensioni dei piatti, sia delle porzioni, sia delle pagnotte di pane presenti sulla tavola.
COME CAMBIA IL MENU - Già che c´erano, Wansink e Wansink si sono poi chiesti quale fosse il menu dell´Ultima Cena. Le fonti evangeliche (Marco, Luca e Matteo) parlano solo di pane e vino, ma nelle rappresentazioni pittoriche sono progressivamente comparsi anche altri cibi, come pesce o anguilla (18 per cento), agnello (14 per cento) e carne di maiale (7 per cento). Nella maggior parte dei casi, però, gli alimenti rappresentati nei quadri non sono stati riconosciuti. Inoltre, curiosamente, il vino, che avrebbe dovuto essere uno degli elementi fondamentali anche dal punto di vista liturgico, non risulta rappresentato nella maggior parte dei quadri.
VERSO ALTRI MEDIA - Secondo gli autori di questa ricerca, la metodologia da loro applicata potrebbe essere estesa ad altre epoche e ad altri media, e infatti concludono dicendo: «La descrizione di come il cibo viene rappresentato nel tempo e discusso in televisione, nei film e nei social media potrebbe offrire l´opportunità per un´analisi più profonda delle tendenze principali nella nostra cultura».
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