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27 Aprile 2010 ARCHEOLOGIA
FABIO POZZO La Stampa
Tesori, galeoni e i segreti di un "naufrologo"
tempo di lettura previsto 5 min. circa

Tra il XVI e il XIX secolo, migliaia di galeoni, vascelli e fregate naufragarono nelle acque di Spagna, Portogallo, Messico, Cuba, Colombia e Filippine, trascinando con sé i loro carichi dal valore oggi inestimabile.

Claudio Bonifacio, triestino che da una vita vive a Siviglia, è un esperto di tesori sommersi. Anzi, di questo lungo periodo di storia della navigazione, delle esplorazioni geografiche e dell'espansione europea. L'ho conosciuto, è un personaggio sul quale si potrebbe davvero scrivere un libro. Navi, nobili spagnoli, ciurme, comandanti, pirati. Battaglie, tempeste, affondamenti e naufragi. E soprattutto oro, argento, preziosi. Il suo mondo è quello dell'epopea della Conquista, ma anche dell'era dei galeoni carichi di questi tesori. Lui va a ritroso nella storia, individua percorsi, uomini, documenti e, quindi, luoghi. Anzi, meglio sarebbe dire punti nave. Poi, diventa consulente di governi, associazioni, privati (con "patente") che vogliono cercarli. Oppure, organizza spedizioni lui stesso.

In questo libro, già uscito con fortuna in Spagna, e ora tradotto per l'Italia da Mursia, Bonifacio offre una minuziosa descrizione di quei naufragi, avvenuti lungo la Via delle Indie; una vera e propria mappa del tesoro completa delle coordinate nautiche dei luoghi dove giacciono alcuni di questi relitti. Mappa, ma anche affascinante romanzo storico, che racconta la vita quotidiana degli equipaggi, le peripezie dei naufraghi, le malattie, le battaglie navali anglo-spagnole, il contrabbando. Una storia lunga secoli, fatta di tesori e miserie, sfruttamento e ricchezza, guerre e commerci.

Perché ha scelto Siviglia, l´antica Hìspalis, oggi capitale dell´Andalusia? Qui, s´incontrarono il Vecchio e Nuovo Mondo, in uno dei più complessi sistemi di rotte marinare della storia. Un sistema governato nella Casa de Contractation, dove si decidevano i percorsi, i carichi e i comandanti dei convogli che facevano la spola tra le due sponde dell´Atlantico: le navi partivano con materie prime destinate alle colonie d´oltremare e tornavano cariche di tesori. Non tutte, però. Un terzo della, secondo alcune stime, sarebbe affondato sotto i colpi delle tempeste o degli attacchi dei pirati.

C´è anche una contabilità, di questi viaggi. Partenze ed arrivi (anche mancati) sono registrati nell´Archivio de Indias, l´ex Borsa di mercanti che dal 1785 custodisce tutti i documenti spagnoli sulle Indie. E Bonifacio da 25 anni scandaglia le profondità di carta di questo immenso patrimonio storico.

Uno si chiede: ma come si comincia a dare la caccia ai tesori? Me lo ha raccontato lui stesso, in un'intervista che vi ripropongo.

"Nel 1980 alle Canarie conobbi una persona che mi raccontò di una fortuna sepolta nei primi dell'800 sulle isole Selvagge, tra Madeira e le Canarie. Cominciai a cercare riscontri a questa storia e da allora non mi sono più fermato".

Qual è stata la sua prima impresa di ricerca?

"A Cadice trovai un libro che narrava di una nave spagnola esplosa nel 1804 nel Sud del Portogallo durante una battaglia... La traccia, dopo anni di studi, si rivelò giusta: partii per il Portogallo, ottenni i permessi, trovai i finanziatori. Cominciammo a cercare nel 1982, ma alla fine dovetti arrendermi alla burocrazia. Mi sospesero l'autorizzazione e a nulla valsero i miei tentativi di sbloccarla. Sul fondo lasciai 30 tonnellate d'oro, i miei risparmi e il mio matrimonio ".

E che ha fatto dopo?

"Ho frequentato un corso di paleografia coloniale a Siviglia e ho cominciato a svolgere ricerche a pagamento nell'Archivio delle Indie. Il primo cliente è stata una società inglese, con la quale ho preso parte ad alcuni progetti di recupero in Portogallo".

Lei è considerato uno dei massimi indagatori di galeoni, caravelle e relativi tesori. Che cosa offre ai suoi clienti?

"Informazioni, documenti, dati. Ma posso anche contribuire all'organizzazione del progetto di ricerca, mettendo a disposizione i miei contatti per ottenere permessi, trovare finanziatori, ingaggiare addetti ai lavori".

Prima di andare in mare, è fondamentale navigare negli archivi storici. E' proprio necessario il suo aiuto?

"Possiedo una vasta banca dati elettronica, centinaia di libri, 30 mila documenti originali fotocopiati, migliaia di schede. In ventidue anni ho catalogato quasi 4 mila navi del periodo coloniale spagnolo, delle quali so più o meno tutto. Sono in grado di svolgere ricerche seriali e incrociate. Chi si rivolge a me guadagna tempo prezioso. E poi, non è proprio così semplice navigare negli archivi. Soltanto quello delle Indie ha 42 mila fascicoli di mille fogli ciascuno, per un totale di 42 milioni di documenti".

Su 4 mila galeoni quanti sono zeppi d'oro?

"Almeno 700"

Ma come si dà la caccia ad un tesoro?

"Si parte dalla ricerca storica per individuare il relitto. Quindi occorrono i permessi di ricerca e di recupero e i finanziamenti. Poi si può organizzare la spedizione: servono attrezzature, tecnici, barche d'appoggio, team subacqueo".

Che tipo d'apparecchiature?

"Satelliti a noleggio, metal detector a strascico e magnetometro per individuare i metalli e materiali ferrosi, side scan sonar per scoprire che cosa c'è tra il fondale e la superficie, sub bottom profiler per guardare che cosa c'è sotto il fondo, mini sommergibili teleguidati. E poi Gps, plotter e altre strumentazioni nautiche".

Siamo sul luogo del naufragio: da dove si comincia?

"Dipende dal tipo d'informazioni che si possiede. Se non si conosce il punto nave esatto del galeone che si sta cercando, allora bisogna monitorare un'area piuttosto ampia. Se ad esempio conosco la rotta e so che è affondato a 20 leghe dalla costa, setaccerò una zona compresa tra le 17 e le 23 leghe, con 'passate' di side scansonar di 3 chilometri ogni 300 metri".

E' vero che molti galeoni giacciono vicino alla costa? .

"Il 98% dei naufragi sono avvenuti sottocosta, anche ad un miglio dalla riva. Ma la distanza non è determinante: nel golfo di Cadice ci sono relitti che distano 20 miglia dal litorale e che riposano a profondità di 20 metri, mentre a Cuba ci sono navi colate a picco a 70 metri dalla spiaggia, ma su fondali di 3 mila metri".

Che lingua parlano i moderni cacciatori di tesori?

"I più sono americani ed inglesi. C'è anche qualche francese".

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